A Reggio Emilia sui tetti dell’Avana con Foroni: «Tanti racconti e una sola storia»

In mostra per Fotografia europea - Circuito Off il progetto realizzato a Cuba: «Loro non parlano di povertà ma gliela senti addosso» 

REGGIO EMILIA. Da tempo Ermanno Foroni s’immaginava questo momento: poter esporre il progetto fotografico realizzato all’Avana.

Era il 2019, appena prima del lookdown, quando è partito per la capitale cubana con l’idea ben precisa di raccontare della gente che vive sopra i tetti, quindi di un mondo diverso, parallelo a quello già contraddittorio che si presenta per le strade della capitale cubana.


«Invece non è stato possibile, perché dovevo avere dei permessi complicati da ottenere – ci spiega Ermanno Foroni –. A quel punto, non sapevo che fare, rifiutandomi di produrre quello foto “da cartolina” inflazionatissime (quindi impersonali) che ritraggono ad esempio le automobili caratteristiche e altre amenità. Ma un giorno, mi aggiravo un po’ sconsolato per il Malecon (il lungo mare di l’Avana) quando sono stato fermato da una sorta di chiromante di nome Delia che mi disse: “Ehi, ti vedo che sei un po’ triste”. Io le spiegai del progetto e lei mi rispose: “Vieni a trovarmi alla Casa del morto: abito lì e posso aiutarti a fare qualche foto”. Bene, per venti giorni consecutivi mi sono recato in quella Casa dove ho scattato migliaia di foto».

E adesso da quella moltitudine di scatti ne ha scelti alcuni attorno ai quali ha costruito questo progetto per Fotografia Europea- Circuito Off. Progetto che abbiamo visitato in anteprima, o meglio, abbiamo avuto il grande privilegio di vedere “in diretta” il meticoloso allestimento da parte di Foroni».

E così, il racconto che Foroni faceva a parole si è sovrapposto alle sensazioni scatenate da immagini narranti di una straordinaria potenza evocativa.

Il fatto è che Ermanno Foroni, artista dall’istinto infallibile, sta sistemando la stanza in un interno - che è già caratteristico di suo - di via dei Due Gobbi 3 (dove per altro c’è anche la sua abitazione) in modo da ricreare uno spazio il più possibile simile a quello del fatiscente palazzo in cui all’Avana ha realizzato quegli scatti.

Entrando nella stanza, si rimane avvolti da quell’atmosfera fumosa, dai muri colorati ma scrostati, mobili vecchi, suppellettili anni Sessanta.

«Delia – racconta Foroni andando indietro in un tempo che qui ritroviamo intatto – mi ha quindi portato sopra il tetto di quel palazzo dove ho potuto fotografare addirittura un uomo che addestra “palome” e lì ho fatto una foto per me rappresentativa, in un certo senso benaugurante, di una colomba che già con le ali aperte sta per spiccare il volo in un cielo arruffato di nuvole grigio-azzurre».

«Mi trovavo nella Casa 61 sul Malecon – puntualizza Foroni –. La maggior parte di queste case, negli anni ‘50, era di un unico proprietario e veniva data in affitto a cittadini borghesi. Negli anni ‘60 queste case sono state nazionalizzate e sequestrate dal governo che le ha ridistribuire alla maggior parte dei militari di alto rango che hanno combattuto con Fidel Castro. Ultimamente questi appartamenti, caduti in abbandono, sono stati occupati da gente di bassa estrazione, soprattutto contadini immigrati provenienti dall’est di Cuba»

«Nella Casa 61 – prosegue il racconto del fotografo – vivono sette famiglie, tra cui Cecilia con la madre Delia e tra prostituzione alcool e droga, tutti sono in un modo o nell’altro obbligati a vivere di espedienti. Delia fa la prostituta anche se dice di essere una parrucchiera e una chiromante. Madre e figlia dividono la stessa stanza e quando Cecilia si incontra con il fidanzato Delia va a dormire in soffitta dove in compagnia delle “palome”, mi ha confidato, riusciva per un po’ di tempo ad estraniarsi dalle sofferenze. Mille sono i racconti, ma una sola è la storia che rivela povertà, degrado, tristezza».

Ermanno Foroni ha chiamato il suo reportage: “Interno 5 - Havana. Cuba” (l’interno 5 è la sua abitazione in via dei Due Gobbi 3) come omaggio alla Casa 61. In quegli scatti (che si potranno ammirare a partire da venerdì 29 aprile) Foroni i ancora una volta si rivela con immagini dirette, forti e commoventi, realistiche e poetiche al tempo stesso dentro alle quali si rispecchia una facilità unica di entrare in empatia con quelle persone. «Tra di loro – conclude – ho trovato quello che subito mi ha accolto e quello che rifiutava di farlo ma, con il passare dei giorni, sono diventato uno di loro, quindi, è difficile da spiegare, ad un certo punto, mi sentivo come invisibile, quindi libero di fotografare. Loro non parlano di povertà, gliela sentivo addosso, la leggevo nei loro occhi... e quando si alzava il volume della musica l’impressione era che tutto potesse sparire».

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