Metti una Pasqua sull’Appennino

Dopo due anni di chiusure per il Covid la montagna torna a ripopolarsi tra gite fuori porta, antichi riti e tavole imbandite 

Castelnovo Monti. L’agnello, le passeggiate, le griglie, gli ovetti colorati, le visite alle chiese e ai cimiteri. Una Pasqua normale, una Pasqua capace di ripopolare la montagna dopo i mesi freddi come sempre accaduto prima dei due anni di chiusure obbligate. Questi giorni sono tradizionalmente una fase di grande attività per l’Appennino reggiano, sul fronte della gastronomia e dei ritrovi oltre che delle proposte sportive e culturali: il ponte non è molto lungo e diventa difficile per tante persone programmare viaggi lunghi, mentre una gita fuori porta o un rientro alla casa natale – per i tantissimi reggiani con radici nei paesini spopolatisi migrazione dopo migrazione – sono gestibili in giornata o con un paio di pernottamenti, per chi ha dove appoggiarsi.

Il classico “Pasqua con chi vuoi” ha sempre spinto a organizzare pranzi al ristorante, picnic quando il clima lo consente, grigliate e partecipazione a sagre e raduni, nei borghi o nei sagrati delle chiese dopo le cerimonie religiose della Resurrezione e del lunedì dell’Angelo.


Il 2022 non è ancora l’annata del rientro al pieno regime ma sicuramente la riduzione di molti vincoli sanitari e le belle giornate di sole annunciate aiuteranno a popolare temporaneamente la zona più elevata della provincia reggiana, regalando anche opportunità all’aria aperta per le famiglie coi bimbi a casa da scuola da liberare tranquillamente fra parchi e sentieri. Ristoranti e agriturismi stanno ricevendo un discreto numero di chiamate e case magari serrate dall’inverno sono pronte a riaprire, per piccoli ritrovi famigliari conditi appunto dal doveroso convivio culinario e, per tanti, alle visite ai piccoli cimiteri dove riposano i cari.

Le chiese, d’altronde, nel periodo pasquale sono da sempre il ritrovo principale e la sede di un rito antico e amatissimo, quello dello scusin, il gioco con le uova sode bollite nelle erbe e nelle tinture per colorarne il guscio con il tradizionale rosso scuro o con tonalità di verde. I giri di scusin – in cui chi rompe l’ovetto altrui si tiene il premio e poi continua il giro sino a essere sconfitto – sono diventati negli ultimi decenni un momento di grande attrattività per adulti e bambini, mancherà la sagra principale al riguardo, quella di Castelnovo Monti, ma praticamente in ogni borgo e in ogni sagrato – davanti a un bar o al luogo di culto – verranno allestiti nelle mattine della domenica e del lunedì i banchetti per le sfide.

E per restare in cucina, impossibile prescindere in questa fase dall’agnello, con le classiche costine, impanate e fritte e non solo. Le macellerie e i supermercati hanno decuplicato le forniture di carne d’agnello e gran parte dei ristoranti proporranno qualche variazione a tema ovino. Nella vallata del Tresinaro, nella zona un tempo al confine fra Bisanzio e Impero d’Occidente, si potranno come sempre gustare anche gli altri piatti a base di pecora, anche quella adulta e non solo l’agnello. Alle costine si affiancheranno gli arrosticini, il violino (il prosciutto di cosciotto ovino) e le immancabili bersigole, le bistecchine conciate con spezie e aromi e poi cucinare alla piastra. Si trovano in tanti negozi, per chi voglia procedere in autonomia, ma bisogna sbrigarsi, Pasqua incombe e le scorte calano.

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