«Per abbattere i muri che ci dividono occorre mettersi nei panni degli altri»

Takoua Ben Mohamed ospite ad Albinea con il suo libro “Il mio migliore amico è un fascista”

ALBINEA. «Non sono né nera né bianca, non sono né tunisina né italiana, non sono né africana né europea, né araba né occidentale, non sono niente, perché sono tutto. Ma, cosa più importante, sono ciò che io stessa ho deciso di essere». Sono le parole del libro “Il mio migliore amico è fascista” di Takoua Ben Mohamed, una giovane donna, fumettista, illustratrice, graphic-journalist e video-maker producer italiana di origine tunisina che racconta la sua vita con forza e leggerezza allo stesso tempo.

Invitata nella biblioteca di Albinea per presentare il suo racconto, Takoua Ben Mahomed ha spiegato di aver aspettato 23 anni prima di poter ottenere la cittadinanza italiana: «Eppure – riflette – uno dei principi fondamentali della Costituzione italiana è quello di non discriminare per stato sociale, religione e genere. Avere la cittadinanza italiana non è solo una questione di identità, ma è una questione di diritto perché senza la cittadinanza italiana io non ho potuto fare il concorso di stato per diventare giornalista. Mio fratello è laureato in giurisprudenza, ma non può fare l’esame per diventare avvocato. E anche nello sport, che dovrebbe essere l’ambiente più inclusivo, ci sono delle discriminazioni».


Nel libro “Il mio migliore amico è fascista”, Takoua Ben Mahomed racconta di un suo compagno di scuola: «Un bulletto di nome Marco, che si dichiara fascista. Un giorno la professoressa ha la brillante idea di metterci in banco insieme, e tra me e Marco si scatena una “guerra” fatta di sguardi in cagnesco. Non era solo lui che rifiutava me, ma anche io rifiutavo lui. L’unico momento in cui andavamo d’accordo era quando dividevamo il banco con una riga. Costruire quel muro era facile, ma abbatterlo era difficile: bisognava avere la volontà da entrambe le parti di abbatterlo, e non è mai facile andare incontro all’altra persona, capire cosa pensa e mettersi nei suoi panni. Il pensiero dell’altro è completamente estraneo per noi, ma capire come pensa l’altro può essere già la base per un dibattito. E questa cosa l’ho capita grazie al mio compagno di banco».

Un messaggio potente affidato al fumetto. «Il disegno è stato una sorta di salvezza per me – racconta Takoua Ben Mahomed – perché essendo arrivata in Italia da piccola e non sapendo parlare l’italiano è stato naturale iniziare a disegnare per farmi capire dagli altri. Il fumetto è un mezzo di comunicazione molto sottovalutato, ma può essere molto potente. Riesce a semplificare molto l’informazione e può arrivare alle persone di tutte le età».

Riferendosi ai ragazzi più giovani, poi, commenta: «Girando per le scuole con il mio libro li trovo molto attenti e preparati sul tema da me trattato. C’è ancora molto lavoro da fare, ma loro si parlano e si confrontano. E questo è un buon segnale».

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