Sono quattro i capolavori reggiani all’asta nella vetrina di Sotheby's

Il più costoso è un Correggio stimato fra i 4,4 e i 5,5 milioni di dollari seguito da un olio di Tiarini 

REGGIO EMILIA. L'arte reggiana splende nella più ricca e prestigiosa vetrina, la casa d'aste Sotheby's, che propone quasi contemporaneamente ai collezionisti di tutto il mondo la vendita di quattro opere create fra il Rinascimento e l'età barocca nella nostra terra, dove il fervore artigianale e commerciale pose allora le basi di una grande fioritura artistica. La più quotata è attribuita al Correggio, ma quella che meglio ci rappresenta è uno splendido disegno di Lelio Orsi. Tutte e quattro saranno battute a New York fra mercoledì e venerdì, ma ci sono poche speranze che almeno una delle più pregiate faccia ritorno qui, a meno che non ci venga concessa temporaneamente per un'esposizione.

La quadruplice asta straordinaria viene segnalata alla Gazzetta di Reggio da Antonio Brighi, docente di storia dell'arte nel liceo Ariosto Spallanzani, il quale si occupa specificamente di pittura antica e mercato dell'arte, collaborando anche con i Musei Civici.


«Spiace – spiega il professore – che questi capolavori reggiani siano destinati probabilmente a rimanere all'estero come tanta parte del patrimonio artistico italiano, che però trae dal mercato internazionale un sensibile apprezzamento. Anche in questo caso le basi d'asta sono molto più alte di quelle che sarebbero praticabili in Italia. Negli Stati Uniti, infatti, il mercato dell'arte è completamente libero e attira cultori facoltosi da tutto il mondo. Il nostro paese, invece, vi pone dei limiti. Qui un'opera di grande interesse storico e culturale può essere commercializzata, ma non esportata. Ciò esclude dalle aste i compratori stranieri, deprimendo le offerte, e spinge tanti possessori a non rivelare l'esistenza dei propri oggetti di valore. Peraltro molte opere che si ammirano nelle esposizioni temporanee sono prestate gratuitamente da privati, che così le valorizzano. Al contrario l'Ermitage di San Pietroburgo si fa pagare, ma in ogni caso sono da mettere in conto le spese per il trasporto, la custodia e l'assicurazione».

Il pezzo più intrigante, non solo per chi ama la nostra città, è il disegno di Lelio Orsi di 21,4 per 31,1 centimetri, che sarà messo in vendita mercoledì alle 10 del mattino (ora di New York). Il suo valore è stimato fra 200 e 300mila dollari. Rappresenta Apollo che guida il carro del sole sovrastando una figura femminile attorniata da quattro cavalli dalle forme anatomiche pronunciate. «Non è – sottolinea Brighi – un semplice bozzetto. È il biglietto da visita dell'artista, il modello dimostrativo esibito alla comunità reggiana che, dopo averlo visionato, nel 1544 gliene commissionò la riproduzione come affresco sulla Torre dell'Orologio, sul lato che s'affaccia sulla piazza del Duomo». Fu, come evidenzia Sotheby's, «la più prestigiosa commissione offerta ad un artista dalla città di Reggio», ma purtroppo fu un'iniziativa imprevidente. Il dipinto venne progressivamente cancellato dalle intemperie ed oggi non ne rimane che qualche traccia sotto il quadrante dell'orologio. La sua esistenza è dimostrata da una pittura del Seicento conservata nella pinacoteca civica Fontanesi, che illustra una festa nella piazza del Duomo. Ne sopravvive il disegno, che è ritenuto «il più importante esempio dell'abilità compositiva e del talento pittorico di Orsi», evidenziati complessivamente da una decina di disegni giunti fino a noi. Al tratto grafico si aggiungono i chiaroscuri di colore marrone, grigio e bianco. L'opera fu esposta a Reggio nel teatro Valli nel 1987-88 in occasione di una mostra dedicata a Lelio Orsi.

Il pezzo più costoso è, come si diceva, il quadro ad olio di 22,5 per 27,7 centimetri attribuito ad Antonio Allegri e stimato fra 4,4 e 5,5 milioni di dollari. Sarà messo all'asta giovedì 27 alle ore 10. Raffigura Santa Maria Maddalena intenta a leggere. Fu probabilmente commissionato da Isabella d'Este marchesa di Mantova, nel cui palazzo ducale era conservato dopo il 1517. Fece poi parte della Collezione Farnese, che da Parma passò al palazzo reale di Napoli. Il dipinto è infine emigrato in collezioni private statunitensi.

Èdi notevole valore anche l'olio su tela di 101,6 per 117,8 centimetri intitolato “Le vesti insanguinate di Giuseppe mostrate a Rachele e Giacobbe”. L'autore è il bolognese Alessandro Tiarini, che lo dipinse nel periodo reggiano fra il 1615 e il 1625, quando la decorazione della Basilica della Ghiara attirava qui i migliori artisti emiliani. È stimato fra 250 e 350mila dollari. È' stato oggetto di studio da parte del reggiano Massimo Pirondini e di Daniele Benati, docente dell'università di Bologna. È stato esposto fra il 1986 e il 1987 nella Pinacoteca nazionale di Bologna, a Washington e New York.

Era invece nativo di Coviolo, frazione di Reggio, Paolo Emilio Besenzi, che dipinse ad olio intorno alla metà del Seicento la figura allegorica di donna di 118 per 72,4 centimetri, che sarà battuta all'asta venerdì alle 16,59 con una stima di 30-50mila dollari. L'attribuzione al pittore reggiano, la cui opera principale è conservata qui nella chiesa di San Pietro, è confermata dal professor Benati. «È l'unico quadro – azzarda Brighi – che potrebbe forse ritornare nella nostra città, non trovando molti estimatori al di fuori».

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