Al Valli ritorna la Mahler Chamber Orchestra in una serata sulle note di Robert Schumann

Si esibirà oggi alle 20.30 guidata da Daniele Gatti, che ha raccolto il testimone dal fondatore Claudio Abbado

REGGIO EMILIA. Vi è grande attesa per il ritorno la Mahler Chamber Orchestra, il celebre complesso sinfonico fondato da Claudio Abbado nel 1997 protagonista a Reggio di numerosi concerti ma soprattutto delle due produzioni operistiche nate nella nostro teatro che ne hanno segnato la storia: Il flauto magico del 2005/2006 e il Fidelio del 2008. Ad inizio 2022 eccola di nuovo guidata da Daniele Gatti, uno dei più prestigiosi direttori d’orchestra che ha raccolto il testimone dal suo fondatore. In ogni caso il rapporto tra Gatti e la Mahler è nato prima del 2014 (anno della morte di Abbado): è stato nel 2010 con l’acclamata rappresentazione della Lulu di Alban Berg ai Wiener Festwochen.

Il rapporto si è consolidato ultimamente con la nomina a consulente artistico. La Mahler Chamber Orchestra con Daniele Gatti si esibisce sera, ore 20.30 in un programma dedicato a Robert Schumann che ha debuttato lunedì alla Philharmonie di Colonia, in Germania, per proseguire ieri al Comunale di Ferrara (fino al 2015 residenza italiana dell’orchestra nell’ambito di Ferrara Musica), quindi domani sarà al Comunale di Modena e venerdì al Ponchielli di Cremona. Con questa serie di concerti Daniele Gatti conclude il ciclo sulla musica schumanniana iniziato con la Mahler tre anni fa. La serata si apre con l’esecuzione della Sinfonia n.1 op.38 ispirata a un poema sulla Primavera, Schumann era noto soprattutto per l’opera pianistica – ma, come disse sua moglie Clara, «le sue opere sono tutte orchestrali nel sentimento». Composta in un periodo felice della sua vita, come testimonia la freschezza dell’invenzione, abbozzò la sinfonia in pochi giorni e completò la partitura in meno di un mese. Verrà poi eseguita la Sinfonia n.3 op. 97, l’ultima a essere completata, se non a essere pubblicata (la Quarta è di nove anni precedente) e in essa Schumann rielabora l’eredità beethoveniana. Salutata al suo debutto da un’accoglienza trionfale, è rimasta forse la più amata delle sinfonie schumanniane. Per crearla impiegò circa un mese, completandola verso fine 1850 e ribattezzandola “Renana”, in omaggio all’amata Renania in cui si era trasferito insieme alla famiglia due anni prima.


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