La reggiana Martina Belli nei panni di Carmen «Amo alla follia questa donna contemporanea»

Il mezzosoprano protagonista dell’opera di Bizet, ambientata negli anni Settanta, il 12 gennaio al Regio e il 28 al Valli 

Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. Tra i capolavori del melodramma nel cuore di tutti, amati anche per la forza ideale in essi racchiusa l’immediatezza della musica che comunica passioni, sentimenti, stati d’animo vi è indubbiamente “Carmen”. L’opera commissionata a Bizet dall’Opéra-Comique di Parigi dove andò in scena il 3 marzo 1875, allora fu accolta molto freddamente: sia il pubblico sia la critica furono scioccati dalle tematiche così forti affrontate con grande realismo, ma nelle successive rappresentazioni ottenne il successo che meritava.


“Carmen” torna nel nostro teatro il 28 e 30 gennaio in una produzione con il Teatro Regio di Parma dove debutta mercoledì 12 gennaio; nel ruolo della protagonista il mezzosoprano reggiano Martina Belli che interpreta questo amatissimo personaggio dopo averlo già fatto al Teatro delle Muse di Ancona, al Ravenna Festival e al Teatro Regio di Torino.

«Amo alla follia Carmen tanto che ogni volta vi scopro aspetti nuovi, sfumature inaspettate. Questo perché è molto contemporaneo, parla un linguaggio che arriva ed è perfettamente dentro alla realtà odierna – spiega Martina Belli –. La sua difficoltà non sta nel fatto che sia un ruolo arduo dal punto di vista vocale, infatti non ha momenti come una grande aria che può impressionare, ma per tutta l’opera dal suo canto si dipana una spirale dentro alla quale è coinvolto anche il pubblico che senza scampo. È la spirale delle seduzione, fatta di fili molto lunghi che vengono tirati lentamente poi alla fine esplode tutto».

Ma per far sì che tutto ciò accada è necessario affrontare il ruolo in un modo particolare. «Bisogna dare forza espressiva ad ogni momento, a tutti i recitativi sia che siano parlati o musicati – spiega Martina – . Non può venir meno la tensione che tiene alta la temperatura dell’opera che deve essere sempre ad alta».

E ancora l’attualità dell’opera: «Il personaggio di Carmen è lo specchio di una realtà femminile appartenente anche al mondo di oggi, poiché lei, pur essendo una ,passa per cattiva. In questo senso la sorte di Carmen è lo specchio di quello che succede alla donna sempre e da sempre. Tu sei una vittima ma devi avere delle caratteristiche di un certo tipo, come essere remissiva e docile. Diversamente, sei considerata colpevole. Questa è Carmen e l’opera appartiene seconda metà dell’800, ma Carmen può essere ognuna di noi... D’altra parte questo allestimento, per la regia di Silvia Paoli, con le scene di Andrea Belli e i costumi di Valeria Donata Bettella, nel puntare sulla contemporaneità (l’opera è ambientata negli anni ’70) mette in scena il femminicidio in contrapposizione ai sentimenti malati del carnefice Don José».

Tale lettura dell’opera è una scelta del Teatro Regio di Parma che a partire dal 2018 si è impegnato esplicitamente e diffusamente in una campagna contro la violenza sulle donne. «L’occasione di questo allestimento di Carmen che inaugura la stagione lirica del 2022 – dice Anna Maria Meo, direttore generale del Regio – ci dà moltissimi nuovi spunti per riflettere su una tematica che è quella della libertà delle donne, che Carmen porta fino alle estreme conseguenze».

Gli interpreti accanto a Martina Belli sono Arturo Chacon Cruz (Don José), Marco Caria (Escamillo), Laura Giordano (Micaëla), Armando Gabba (Dancairo). Jordi Bernàcer dirige l’Orchestra dell’Emilia-Romagna “Arturo Toscanini”, la Banda dell’Orchestra Giovanile della Via Emilia, il Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani e il Coro di voci bianche del Teatro Regio di Parma preparato da Massimo Fiocchi Malaspina.

«Altra caratteristica di Carmen – continua inarrestabile Martina Belli – è la sincerità. Lei fa vedere quello che è, non mente. Non ti va bene? Vai dalla mamma come fa Don José! Nel suo essere vittima è talmente potente come figura femminile che disturba».

Prima di questo impegno Martina Belli ha interpretato a Ferrara un altro ruolo femminile simile a Carmen: la protagonista dell’unica opera di Astor Piazzolla, Maria de Buenos Aires. «Per affrontarla, dato che ho l’impostazione lirica e non ho mai cantato in altro modo, ho dovuto cambiare in quanto quella di Piazzolla è musica popolare. E ho scoperto una versatilità che non pensavo di avere... Comunque, ora Carmen e prima Maria: donne più potenti non mi vengono in mente».

Lo spettacolo, che tra l’altro presenta le coreografie di Michele Merola con la sua MM Company, ha debuttato con grande successo l’estate scorsa al Ravenna Festival poi è stato ripreso a Pisa, Chieti, Ferrara e in febbraio andrà al Teatro del Giglio di Lucca».

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