Il Teatro delle Albe in scena a Scandiano con un omaggio a Dante

“Fedeli d’amore” lo spettacolo presentato questa sera (ore 21) al Boiardo Martinelli: «Scrivere in volgare, all’epoca, è stata una scelta rivoluzionaria» 

SCANDIANO. Sette quadri danteschi sull’amore, sul passato e, ancora di più, sull’oggi. Questa sera (giovedì 16 dicembre) la città del Boiardo ospiterà la tappa reggiana dei “Fedeli d’amore”, lo spettacolo proposto dal Teatro delle Albe di Ravenna nel settecentesimo anniversario della morte di Dante. Alle 21 al teatro Boiardo Marco Martinelli ed Ermanna Montanari del Teatro delle Albe proporranno questo momento anticipato da incontri con gli studenti locali, che potranno vedere “The sky over kibera”, un documentario di Martinelli che ambienta la Divina Commedia in uno slum di Nairobi in Kenya, e dopo la presentazione del libro dello stesso drammaturgo, “Nel nome di Dante - Diventare grandi con la Divina Commedia”. Ravennate originario di Lemizzone di Correggio, Martinelli è uno dei principali studiosi e autore di rielaborazioni del Poeta e in questo anniversario è stato coinvolto in numerosi progetti fra cui i tributi pensati da Vinicio Capossela, allestiti anche alla Pietra di Bismantova. Ora arriva a Scandiano con i “Fedeli d’amore” che vedranno in scena la sua compagna di teatro e di vita, l’attrice Ermanna Montanari, nuova fermata di un percorso regionale che da Cattolica condurrà sino all’Occidente emiliano-romagnolo, a Fidenza, seguendo la via Emilia.

Lo spettacolo si terrà dopo il confronto con gli studenti. Un passaggio cruciale, per Martinelli: «Abbiamo creato un legame molto forte con i ragazzi, che hanno letto il libro e visto il film sulla Divina Commedia realizzata in uno slum di Nairobi. Oggi è importante reti culturali così profondi, non basta oggi presentare lo spettacolo, è necessario immaginare delle tessiture più complesse in cui i giovani, in questo caso gli studenti, si sentano parte attiva di un percorso», racconta. Un aspetto che colpisce è la presenza, nei titoli del progetto, di una costante, la parola “amore”. Non proprio il primo vocabolo che viene alla mente pensando alla Divina Commedia.

E invece, sottolinea Martinelli, «amore è la parola centrale in tutta la Divina Commedia e in tutta l’opera di Dante, l’espressione stessa arriva da una sua opera giovanile, la Vita Nova. Chi erano i fedeli d’amore? Erano i suoi colleghi poeti che usavano il volgare: il loro scrivere in volgare, in italiano, e non in latino, serviva a farsi intendere dalle donne, che non capivano il latino». Una scelta, per l’epoca, «rivoluzionaria. Un momento rivoluzionario, quello dell’utilizzo della lingua volgare, unita ad un altro momento ancora più rivoluzionario, il cambio della figura di riferimento. Nel Trecento, la figura di riferimento era quella del guerriero, o al massimo quella del monaco. Con Dante e i suoi colleghi, che arrivano dopo i trovatori francesi, emerge una figura diversa e nuova, lontana dal guerriero. È quella del poeta, il poeta che canta pace e amore», sottolinea Martinelli. «Con loro, la via maestra è la pace, non la guerra, l’amore è la forza cosmica e sociale che regge tutto, come la conclusione della Divina Commedia ricorda bene, con la sua celebre conclusione». È consigliata la prenotazione: è possibile chiamare il numero 0522/854355, mandare una mail a info@cinemateatroboiardo.com o utilizzare il circuito di prevendite online Vivaticket.

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