Un nuovo sguardo su Pier Vittorio Tondelli «scrittore totale e illuminista»

Pier Vittorio Tondelli

Gregorio Sciltian presenta il suo recente libro al Caffé Letterario 49. Al centro l’analisi dei testi e il confronto tra le tesi sull’indimenticato Vicky 

REGGIO EMILIA. Per nome porta il cognome di un pittore armeno metafisico, Gregorio Sciltian. Lui, il giornalista e professore Sciltian Gastaldi ha recentemente pubblicato per Pendragon un libro su Pier Vittorio Tondelli, autore che definisce un cosmopolita intellettuale a tutto tondo, sagace penna del suo tempo, proposto qui nell’abito che gli è proprio: quello di “scrittore totale”. E già dal titolo il libro, impreziosito da una estroversa quanto carica copertina, parla molto chiaro. “Tondelli: scrittore totale - Il racconto degli anni Ottanta fra impegno, camp e controcultura gay” sarà presentato domani, 26 novembre, alle 18.30 al Caffè Letterario 49 (Binario 49, via Turri) alla presenza dell’autore e di Pier Luigi Tedeschi (in collaborazione con Pendragon e Libreria del Teatro).

Siculo-piemontese, Sciltian Gastaldi è nato e cresciuto a Roma. Ritiene di essere l’incubo del leghista medio. Non contento della caput mundi, che dice di amare molto, ha vissuto per quasi dieci anni in Canada e Regno Unito nei panni del tipico “stomaco in fuga”. Ringraziando la riforma della scuola nel settembre 2015 è rientrato in Italia come insegnante di Storia e Filosofia per il Miur. Collaboro con alcuni istituti universitari e scuole internazionali a Roma, dove insegna in inglese la storia e la cultura del nostro paese. Prima di questo libro su Tondelli è uscito “Era mio padre. Italian Terrorism of the Anni di Piombo in the Postmemorials of Victims Relatives” ed è uscito per l’editore accademico inglese Peter Lang nell’aprile 2018.


Tante sono le domande che si pone Sciltian Gastaldi sulla figura dello scrittore correggese. La loro immediatezza fa corto circuito: «Tondelli fu uno scrittore “luridamente blasfemo” o “ispirato dalla grazia di Dio”»? «Le sue opere sono state omofobiche, simbolo di edonismo e frivolezza, o un esempio pop e camp di impegno sociale e controcultura gay?». «Come mai tutte le principali testate culturali cattoliche, così come illustri esponenti del movimento Lgbtq+ sono ossessionati dalla figura e dalle parole di Tondelli?».

Ma lungi dall’essere un elenco di mere riflessioni estreme, Gastaldi raffronta le diverse tesi in modo lucido e analitico. Inoltre analizza tutti gli scritti del nostro autore del quale il mese prossimo ricorrono i trent’anni dalla morte. Sciltian Gastaldi ha dedicato sette anni di studio a colui che definisce «uno dei maggiori autori italiani del Novecento», «il cantore degli anni Ottanta», «il figlio anomalo del “Settantasette bolognese”», «il primo autore italiano di un romanzo sull’Aids»... e così dà già una risposta alle domande che si pone. Per cui Tondelli non solo rientra a pieno titolo nella “littérature mineure” politica descritta da Gilles Deleuze e Félix Guattari, ma è anche il formidabile alfiere di quella cultura camp che si rifà al libertinismo illuminista per «dare voce a chi non ha voce»: emarginati, tossicodipendenti, transessuali, coppie gay, giovani.

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