Il caos delle passioni e le leggi della realtà, nessuna separazione nell’arte di Eva Jospin

L’artista ha creato l’evocativo “Côté cour / côté jardin” appositamente per la sala ottagonale del Ridotto al Valli 

REGGIO EMILIA. Meritatamente molto apprezzata, Eva Jospin ha appena inaugurato una sua mostra dialogante con le opere interne del bellissimo Museé des Impressionismes a Giverny. «Il riferimento va ai classici della storia dell'arte, nella memoria di antichi miti – spiega l’artista – o anche nei riferimenti ai capricci, questi dipinti del XVIII secolo fatto di paesaggi immaginari, mescolando rovine, elementi architettonici e motivi vegetali». In questo senso va letta la scultura realizzata per il Festival Aperto aperta ogni week end fino al 14 dicembre: “Côté cour / côté jardin”. «Il titolo– spiega Eva Jospin – evoca, nel linguaggio teatrale francese, le uscite del palcoscenico: guardando dalla sala il palcoscenico, la cour (la corte) è la parte destra, le jardin (il giardino) è la parte sinistra».

Quando è stata chiamata per creare un’opera per il Festival la Jospin ha visitato il teatro per cercare delle idee. «E non ho avuto dubbi! Intanto ho scelto subito la Sala Ottagonale del Ridotto del Valli: mi è sembrata perfetta anche perché è un punto nevralgico, si passa di lì per andare in tanti altri spazi. E mentre studiavo le proporzioni ho pensato al tema: una sorta di scenografia duplice con un davanti e un dietro. Una macchina delle meraviglie che da un lato mostra uno spazio ordinato simile alla piazza di una città e centro della vita organizzata con le sue regole e le leggi, mentre dall’altro la natura incolta, umbratile, il paesaggio naturale con grotte misteriose e anfratti. Qui regna il caos delle passioni, quindi si ritorna alle origini in cui i vari elementi non sono controllati. Ma non c’è separazione, tra le due parti, piuttosto una continuità in cui l’una va dentro altra. Ho pensato al teatro d’ispirazione palladiana e nello stesso tempo alle scene shakespeariane: il fantastico che diviene realtà e la realtà luogo di meraviglie».


La Jospin, dal punto di vista di chi guarda, ha immaginato una sorta di dispositivo scenico statico che, collocato al centro dello spazio, offre diversi punti di vista. Un’opera che è in realtà servita da una scenografia vera è propria, come è successo la scorsa settimana con la performance coreografica ideata da Michele Di Stefano “Eden # uno stato eternamente nascente” in cui ha intercettato il momento in cui opera e visitatore s’incontravano.

Così Di Stefano ha riconsiderato lo spazio è l’ha fatto letteralmente, dato che la performance che durava cinque minuti, era per un unica persona. «Con quest’opera che si pone come una sorta di giano bifronte – continua l’artista – si guarda alle trame di molte opere teatrali e liriche che si svolgono tra questi due paesaggi: il palazzo, simbolo spesso dell’intera città, è il luogo dove inizia e finisce un’opera, dove si prendono le decisioni, dove l’Uomo è padrone del suo destino. La foresta è il bosco incantato dove intervengono personaggi magici, regno di misteri e insidie, luogo catartico per eccellenza». Recentemente Eva Jospin si è aggiudicata il premio lanciato da Max Mara con la collezione Maramotti. Invitata a creare un’opera che fosse concepita per durare e, allo stesso tempo, trasmettesse un senso di impermanenza, ha concepito «Microclima», creazione site-specific ispirata ai giardini d’inverno di fine ’800 per la boutique di Piazzetta Liberty a Milano: sarà realizzata nel 2022.

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