Ecco “Discover”, così Zucchero spoglia e riveste con la sua voce le colonne sonore della sua vita

«Le canzoni che canto non sono scritte da me ma rappresentano esattamente quel che io sono»

«Discover è un disco mio anche se le canzoni che contiene non sono state scritte da me. Io, con rispetto, le ho spogliate e rivestite secondo la mia personalità e sensibilità». Così Zucchero “Sugar” Fornaciari (che qui da noi continua a essere conosciuto anche con il suo nome vero, Adelmo) racconta le emozioni contenute nel suo nuovo disco, in uscita venerdì 19 novembre. «Una cover – spiega – per me ha senso se viene personalizzata a tal punto da sembrare una tua canzone».
 
Composto da reinterpretazioni totalmente inedite e mai pubblicate, “Discover” esce a due anni di distanza dall’ultimo disco di inediti “D.O.C.” ed è un album in cui Zucchero spoglia e riveste, nel suo stile, iconiche canzoni del panorama musicale italiano e internazionale, unendo le sue due anime musicali: la miglior tradizione melodica italiana e le più profonde radici afroamericane.
 
«Era da molto tempo che pensavo a un album di cover – dice Zucchero – e se ci ho messo molto è perché le tracce che trovate qui sono l’ultima scrematura di una selezione che inizialmente comprendeva circa 500 tra le canzoni che ho amato di più nella mia vita. I brani che ho scelto rappresentano esattamente quel che sono io». Nella versione “standard” del disco sono tredici: “Amore adesso (No Time for Love Like Now)”, “Canta la vita (Let Your Love Be Known)”, “The scientist”, “Wicked game”, Luce (Tramonti a nord est), Follow you follow me, Natural blues, Fiore di maggio, Human, Con te partirò, High flyin’ bird, Ho visto Nina volare, Lost boys calling. Nella versione “box” ci saranno anche: Old town road, Motherless child, Lotus flower con Hotei, Silent night, Everybody’s got to learn sometime con Ben Zucker. Di queste, “Amore adesso” di Michael Stipe/Aaron Dessner e “Canta la vita” di Bono non sono mai state pubblicate su disco dagli autori, «ma dopo averle ascoltate casualmente in rete durante la fase più acuta della pandemia – racconta Zucchero – me ne sono innamorato e ho chiesto ai miei amici il permesso di adattarne il testo in italiano».
 
Bono ha accettato subito: «Come sempre super generoso – ricorda Zucchero – non solo mi ha mandato la voce principale ma anche i cori armonizzati alla Beatles. E poi è un coach mica da ridere, mi diceva: “Puoi fare di più, qui sei calato di tensione”. E gli ho dato retta perché spesso ha ragione». Quello con il leader degli U2 non è il solo duetto dell’album: con Elisa Zucchero interpreta “Luce”, di cui scrisse l’inciso, contribuendo a convincerla a cantare in italiano e ad andare al Festival di Sanremo, che poi vinse. Una sorpresa è il duetto con Mahmood in “Natural blues” di Moby: «Ho sempre pensato che fosse un talento molto dotato vocalmente con un timbro soul – spiega Zucchero – e in studio ne ho avuto la riprova». Si deve poi a Dori Ghezzi il cameo virtuale di Fabrizio De André nel brano “Ho visto Nina volare”: «È stata lei a suggerirmi di fare questo brano – racconta Zucchero – dicendo che c’era qualcosa di me in questa canzone. Aveva ragione. Io poi ho sentito l’esigenza di far entrare la voce di Fabrizio come un vento caldo dietro la schiena che mi fa andare in ottava».
 
Un disco di cover bisogna guadagnarselo, perlomeno per risultare credibili, perlomeno in Italia, dove questo genere di prodotti non è mai andato benissimo, fatta eccezione per pochissimi casi. «L’album di cover penso possa far parte di una carriera – dice Zucchero – ci sta dentro una carriera lunga di un artista. È bello, piacevole, cimentarsi nel provare a fare tue canzoni che hai amato, cercando di farlo con rispetto, sperando di non rovinarle. Probabilmente in Italia non c’è questo trend o c’è in forme diverse».
L’ultima battuta è per i Maneskin: «Sono un fenomeno straordinario, hanno riempito un vuoto di rock trasgressivo e irriverente con un’immagine fortissima. Non vedo l’ora di vederli dal vivo. Volevo fare “Honky Tonk Women” degli Stones con loro, ma erano in giro... però potrei scrivere per loro».