San Martino tra sagre e tradizioni

Si festeggia nel fine settimana, nel paese omonimo e a Vezzano, una data che nel mondo contadino aveva molti significati 

Adriano Arati

San Martino in Rio. Quello appena iniziato è il fine settimana di San Martino, dell’11 novembre caduto ieri. E la provincia di Reggio si prepara a celebrare una data che, in territori per secoli a vocazione agricola, non era una data normale. Tutt’altro. San Martino era il giorno in cui si esaurivano i contratti annuali di mezzadria di poderi e campi, per generazioni i poveri contadini locali avrebbero “fatto i conti” con i padroni e poi avrebbero conosciuto il destino loro e delle loro famiglie per i dodici mesi seguenti: rimanere nello stesso terreno, traslocare verso altre zone, magari con condizioni peggiori, o, nella peggiore delle ipotesi, rimanere senza terra da lavorare e senza animali da allevare. Non proprio un appuntamento da poco, in tempi di povertà e sussistenza minima. Non a caso, anche oggi nella lingua parlate ci trasciniamo dietro il vecchio detto “fare San Martino”, utilizzato per indicare un trasloco definitivo e spesso pure accidentato e rapido. La tradizione porta con sé anche altri ricordi, tutti intrecciati. L’11 novembre era usato per indicare la fine della fase agricola autunnale, quella dell’uva, delle castagne e della preparazione dei campi in vista dell’inverno, del freddo e delle successive semine primaverili. In quei giorni, vuole l’usanza, si assaggiava il primo vino novello, magari accompagnato dalle “mondine”, dalle caldarroste cucinate utilizzando le castagne raccolte nelle settimane precedenti. Inoltre, si aspettava con impazienza uno sprazzo di bel tempo improvviso, lontano dal rigore della stagione. L’estate di San Martino, insomma, una manciata di giorni di sole e sereno incisa nel freddo novembrino, un fenomeno presente in tutte le culture europee dell’emisfero boreale, chiamata l’estate indiana nei Paesi anglosassoni. E attribuita al santo Martino da Tours capace di generare il bel tempo grazie alla sua generosità. In terra reggiana diversi paesi attendono il giorno di San Martino per festeggiare sagre sentite da sempre. A partire, ovviamente, da San Martino in Rio, per cui la “Festa ed San Martein” in programma domenica 14 novembre è la celebrazione della propria stessa identità nominale. La 18esima edizione della nuova versione dell’evento partirà alle 10 nel cuore del paese, a fianco della Rocca, con l’apertura dei banchetti dedicati alla vendita dei sapori d’autunno: caldarroste, vin brûlé, panini con salsiccia, ciccioli frolli, gnocco fritto, tigelle, salumi, erbazzone, panzerotti, polenta fritta, zucca fritta, pasta e fagioli. Nel prosieguo si potranno visitare la Rocca, i musei dell’Agricoltura e del Mondo Rurale e quello dell’auto. Per pranzo, si potranno assaggiare i dolci della pasticceria “Prolochese” con tortellini ripieni, bombolini ripieni alla crema, frittelle di castagne, mentre il ristorante della Pro Loco metterà a disposizione da asporto riso ai funghi, gramigna, polenta con puntine, ragù o guanciale e le puntine e il guanciale. Nel pomeriggio, si proseguirà con uno spettacolo di falconeria e passeggiate sui pony, i negozi saranno aperti tutto il giorno affiancati dal mercato ambulante, da quello degli agricoltori a Km Zero e degli hobby.


L’altro fulcro provinciale sarà, sempre domenica, Vezzano sul Crostolo, con la fiera nel centro del paese, con il mercato straordinario spalmato in mezzo paese e due forniti punti gastronomici, uno nella zona sportiva di via Tintoria gestito dai volontari dell’Unione Sportiva Vezzano Calcio e del circolo Don Primo Mazzolari, il secondo in piazza della Vittoria curato dal centro sociale “I Giardini” e dal circolo “Sauro Zannoni” e deicato a polenta, casagai e tortelli.

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