Veltroni a Reggio Emilia per raccontare il “suo” Buonvino

Il fondatore del Pd oggi alle 21 sarà ai Chiostri di San Pietro per presentare il nuovo giallo “C’è un cadavere al Bioparco”

REGGIO EMILIA. La nutrita e valorosa schiera di giallisti italiani comprende dal 2019 anche Walter Veltroni, del quale il 7 ottobre è uscito il giallo “C’è un cadavere al Bioparco” (edizioni Marsilio). Com’è noto l’ex direttore dell’Unità, vicepresidente del Consiglio, ministro per i Beni e le attività culturali, sindaco di Roma e fondatore e primo segretario del Partito democratico, oltre ad aver scritto diversi romanzi e realizzato molti documentari, in questi ultimi anni ha creato la figura del commissario Giovanni Buonvino, diventato il protagonista di “Assassinio a Villa Borghese” e “Buonvino” e il caso del bambino scomparso” (Marsilio 2020).



C’è un cadavere al Bioparco costituisce dunque la terza avventura del commissario che sarà presentata questa sera alla presenza dell’autore presso i Chiostri di San Pietro (ore 21). All’incontro, in collaborazione con Librerie.coop All’Arco, interviene il sindaco di Reggio, Luca Vecchi. «Dopo la soluzione del caso del bambino scomparso, – ci racconta Walter Veltroni entrando nel dettaglio della trama – il commissario Buonvino si gode la quiete ritrovata del parco di Villa Borghese e le gioie dell’amore, è imminente il matrimonio con la bella agente Veronica Viganò. Ma è una tregua di breve durata, in quanto è stato ritrovato un cadavere nel rettilario del Bioparco, il giardino zoologico della capitale ospitato all’interno della Villa. Questo è un problema per Buonvino, che si dà il caso sia erpetofobico. Tra le varie fobie, il commissario prova un terrore atavico per qualsiasi tipo di rettile».

Approfondendo le caratteristiche del protagonista delle sue storie, che personaggio è il Buonvino?

«Senza dubbio è simpatico, oltre che malinconico e solitario. Buonvino ha ricevuto molti colpi nella vita ma è riuscito a risalire perché è capace di fare squadra. Inoltre è un tipo curioso e... anche molto bello».

Ci sono degli aspetti in cui lei si ritrova?

«Mi riconosco nel fatto che Buonvino è un uomo pieno di legittimi dubbi, diviso. Non credo molto nelle persone dotate di troppe certezze, il dubbio che scava nel pensiero alimenta in ognuno il senso di libertà. Anche questa fobia per i rettili che lo tormenta in questa sua ultima avventura: lui cerca di arginarla per poter risolvere il caso ma in realtà non la supera. Devo dire che per questa caratteristica di uomo tormentato Buonvino mi piace molto e potrei dire che, se fosse una persona vera, la vorrei proprio incontrare».

Come gli è venuta l’idea di scrivere gialli?

«Mi ha spinto la casa editrice ma io ho accettato subito. Volevo mettermi alla prova e questo genere mi è subito piaciuto. I gialli consentono di raccontare storie e personaggi con il senso della precisione, perché alla fine tutto deve tornare: hanno sempre una soluzione, che piaccia o no. Inoltre ci danno l’opportunità di narrare delle ferite che gli assassini infliggono ma loro stessi sono, in qualche modo, feriti. Allo stesso tempo anche i poliziotti sono personaggi problematici. Le vicende correlate all’investigazione per trovare la soluzione inducono a scavare nell’animo umano».

A quali modelli fa riferimento?

«Assolutamente ai grandi come Agatha Christie e Simenon, che hanno creato una scuola, tanto che le strutture dei loro racconti sono dei classici».

Sarà a Reggio Emilia. Che pensieri e ricordi le suscita questo ritorno?

«A Reggio sono venuto centinaia di volte e non finirò mai di sentirmi a casa, pensando alla sua storia e a quello che continua a rappresentare per chi ha la coscienza democratica in rapporto con i valori della Resistenza e della bandiera tricolore».

Ci saranno altre avventure del commissario Buonvino?

«Certamente. Per come si configura il finale di questo libro, proseguire adesso è d’obbligo».

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