Una novellarese nelle file degli Oblivion «Riparto da casa con la nuova tournée»

Francesca Folloni, tra i fondatori del gruppo musicale-teatrale, sarà mercoledì e giovedì sul palco del “Tagliavini” 

Alessandro Cagossi

REGGIO EMILIA. C’è anche l’attrice, cantante, ballerina e coreografa novellarese Francesca Folloni tra i componenti fondatori del gruppo musicale-teatrale bolognese degli Oblivion che il mercoledì 13 e giovedì 14 ottobre al teatro Tagliavini di Novellara inaugureranno con un doppio appuntamento la nuova tournée teatrale nazionale dello spettacolo “Oblivion Rhapsody”. Un ritorno in patria per l’artista novellarese, che da anni abita a Bologna ed è abituata a calcare i palcoscenici più prestigiosi di tutta Italia.


Francesca, cosa rappresenta per lei esibirsi nel teatro della natìa Novellara?

«Tornare in teatro a Novellara nella rocca gonzaghesca è sempre un’occasione per incontrare amici che non vedo da una vita e che hanno fatto parte della mia infanzia. È anche col teatro in sé che ho un rapporto speciale, visto che frequentavo la scuola di musica di fianco al teatro, e proprio nel teatro facevo il saggio di fine anno. La prima volta che ho calcato la sua ribalta avevo 10 anni. Poi in quel teatro mi sono anche sposata con Leonardo Scuda, un collega degli Oblivion».

Oltre ad esibirsi sul palco, lei ha curato coreografie e movimenti scenici del nuovo spettacolo “Oblivion Rhapsody”, diretto alla regia da Giorgio Gallione. Ci può anticipare in cosa consiste?

«È uno spettacolo particolare e una festa che celebra il decennale della pubblicazione su Youtube del video “I promessi sposi in dieci minuti” che ci ha fatti conoscere al grande pubblico. Una specie di montagne russe in cui ripercorriamo gran parte del nostro repertorio, ma proponiamo anche pezzi che non hanno mai visto la luce, che sono rimasti nel cassetto. È unplugged, senza basi, ma c’è una chitarra, il “sesto Oblivion”, che ci accompagna senza sosta attraversando ogni genere musicale»

Lei ha conseguito un diploma di maturità scientifica al Liceo Passerini di Guastalla, cui ha affiancato lo studio della danza e della musica al “Peri”. Si è poi diplomata nel 1999 all’Accademia di musical di Bologna, vincendo una borsa di studio per la Guilford School of Acting di Londra. Nel 2000 e 2001 ha vinto i campionati italiani di tip-tap...Dagli anni del liceo, di strada ne ha fatta».

«Al liceo ebbi un professore di francese che ci introdusse al teatro. Personalmente mi si accese una lampadina non indifferente. Facemmo “La cantatrice calva” in teatro a Guastalla e sul palco ebbi subito l’impressione di essere nella mia “comfort zone”. Da lì mi sono buttata, ho cominciato a correre come un treno, posso dire che mi è andata ben».

Avviene nel 2003 la svolta della sua carriera, quando entra a far parte degli Oblivion. Come vive l’essere diventata una celebrità?

«Non mi ritengo una celebrità. Faccio il mio lavoro con passione, e posso dire di essere fortunata a lavorare nell’ambito di quello che mi piace, il teatro, e mi onora che, dopo di noi, sia stato coniato il termine “oblivionata”».

Durante il lockdown, con la sua compagnia ha allestito “Oblivion in da house”, un palinsesto di dirette sui social Facebook, Instagram e Youtube. Ha curato anche Folloni Playground, rubrica per mamme e dintorni, costruendo in diretta animali improbabili con i materiali trovati in casa. Come ha cambiato il suo modo di lavorare l’essere diventata mamma di Samuele?

«Diventare mamma non ha cambiato la mia carriera, sono stata ferma tre mesi e poi ho ricominciato gradualmente. Ma diventare mamma significa trovare un nuovo equilibrio. I primi due anni di vita in tournée assieme al bimbo sono stati tosti ma grazie anche all’aiuto dei nostri familiari e al papà, ce l’abbiamo fatta, siamo sopravvissuti».

Nel dicembre 2020 ha lanciato l’Accademia del cazzeggio volta a sviluppare l'improvvisazione e la creatività di cantanti e attori. Si può dire che questa iniziativa sintetizzi bene il modo di concepire l’arte degli Oblivion?».

« Io e il mio compagno Lorenzo ci caliamo nel ruolo di tutor per aspiranti artisti, per aiutarli a superare blocchi mentali che a volte inficiano la riuscita di quello che vogliono fare. Gli Oblivion si presentano spesso come “cinque cialtroni in un cortocircuito”, poi in realtà ogni nostro pezzo ha un’attenzione maniacale sui dettagli che deve ottenere il beneplacito di tutti noi. Nulla è lasciato al caso, c’è un rigore importante dietro ai nostri spettacoli, per portare rispetto al pubblico che ci viene a vedere».

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