“Home Altrove”, la danza riflette sulla comunicazione invisibile

Il coreografo Daniele Albanese questa sera protagonista della performance alla quale seguirà un dialogo aperto insieme al filosofo Maurizio Zanardi 

REGGIO EMILIA. Ritorna in Fonderia il coreografo Daniele Albanese con “Home Altrove”, uno spettacolo e al tempo stesso una cornice di riflessione sulla comunicazione invisibile nella zona di confine tra l’azione e il pensiero, tra ciò che è qui e ciò che è altrove. Lo spettacolo di questa sera (ore 20.30) sarà introdotto da una breve lettura del filosofo Maurizio Zanardi e sarà seguito da un dialogo aperto tra il filosofo e Daniele Albanese.

La danza come sottrazione e separazione, che si trattiene dal liberare gli impulsi, dall’ammucchiare gesti e movimenti, le cui posture risplendono piuttosto di ciò cui non danno luogo. “Home Altrove” ricolloca nel contesto attuale il processo di creazione condivisa Elsewhere intrapreso insieme alla storica danzatrice Eva Karczag e il progetto solista Home, traducendosi in un nuovo modo di affrontare la scena che porti i segni della complessità del vissuto dell’ultimo anno. A partire dal presupposto che il meccanismo sotteso all’atto performativo può essere considerato “casa” in quanto archivio personale, funzionale, emotivo - quindi luogo dell’identità - “Home Altrove” indaga forme di linguaggio mutevoli, flottanti, che fluiscono all’interno di un ambiente vivo, eterogeneo in cui il confine è luogo di turbolenza, di problematicità ma anche di ricchezza.


Nell’ultimo anno il progetto si è sviluppato per concatenazioni di eventi e contingenze, dando vita a diverse possibilità di traduzione sulla (o fuori dalla) scena. In occasione del debutto della sua versione più propriamente teatrale, Daniele Albanese invita il filosofo Maurizio Zanardi a un dialogo aperto che, a partire dalle questioni sollevate dal lavoro (“In un mondo dai confini liquidi e in continuo divenire come quello contemporaneo, cos’è casa?”), si apre a un discorso più ampio sul ruolo della danza «nell’attuale società di controllo». “Danza” sarebbe, dunque, il nome allo stesso tempo, ma secondo due linee eterogenee, del gesto-passo-passaggio incondizionato, assoluto, e lo schema che, nell’effettuarsi stesso della danza o nella organizzazione del suo uso pubblico, ora lo esclude, ora lo anticipa, ora lo neutralizza. In ogni caso, la danza appare come una pratica percorsa da forze eterogenee che la mettono di volta in volta in ballo. Ebbene, come entra in ballo la danza nell’attuale società di controllo?

Daniele Albanese è un coreografo, danzatore e performer attivo tra l’Italia e Berlino. Si forma come ginnasta e ballerino classico, per poi studiare all’Eddc di Arnhem in Olanda (ora ArtEZ) dove studia con i grandi maestri legati al postmodernismo americano. Dal 1995 è autore indipendente e in parallelo lavora come interprete e collaboratore di numerosi artisti tra i quali Benoit Lachambre, Virgilio Sieni, Nigel Charnock, Jennifer Lacey, Enzo Cosimi, Eva Karczag. Nel 2002 fonda la compagnia Stalker-Daniele Albanese con lo scopo di indagare la danza come linguaggio in termini di relazione tra strutture chiuse e strutture aperte, alla ricerca di un segno coreografico al contempo preciso e mutevole. La sua ricerca abita il continuo passaggio dal corpo come oggetto al corpo come soggetto in un flusso di trasformazioni in cui il gesto diventa astrazione e viceversa. I suoi lavori esplorano le forme ibride che nascono nel passaggio tra un luogo e un altro, tra un movimento e un altro, considerando il confine non come ostacolo ma come luogo di turbolenza e motore di cambiamento.

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