Trent’anni senza Pier Vittorio Tondelli lo scrittore correggese dalla penna d’oro

L’autore, morto nel 1991, oggi avrebbe compiuto 66 anni Fu uno dei maggiori esponenti della cultura postmoderna

Sandra Campanini

REGGIO EMILIA. Pier Vittorio Tondelli morì il 16 dicembre 1991 a Correggio, il paese dove era nato il 14 settembre 1955, 36 anni prima. È sepolto nel cimitero di Canolo, una frazione di Correggio. A causare la sua morte fu l’Aids ma, prima di morire, scelse di non rivelare la sua malattia: morì di “polmonite bilaterale”, come Michel Foucault era morto di “setticemia del sistema nervoso” e James Baldwin di “tumore alla pelle”.


Dodicenne inizia a frequentare la biblioteca comunale, con la quale mantiene negli anni una consuetudine di rapporti. Legge soprattutto romanzi d’avventura e i primi due che prende in prestito sono Le tigri di Monpracem di Salgari e La primula rossa della baronessa Orczy. Frequenta il liceo Corso di Correggio e partecipa alla vita delle comunità giovanili dell’associazionismo cattolico. Scrive i primi testi per i giornalini ciclostilati, editi in ambito oratoriano.

Tutti lo chiamano Vicky e così firma i suoi primi scritti e anche la riduzione teatrale per uno spettacolo, rappresentato a Correggio, dal Piccolo principe. Si iscrive al Dams di Bologna, frequenta cineclub, lavora brevemente in una cooperativa teatrale e per i programmi culturali di una radio libera.

A Bologna frequenta i corsi di Umberto Eco e di Gianni Celati e le frequentazioni bolognesi e, successivamente, milanesi, cambiano anche le prospettive e i riferimenti culturali: legge da Lotta Continua a Re Nudo. Nel 1980 esce Altri libertini, processato da un magistrato per «atti di oscenità» in quanto «opera luridamente blasfema»: il libro diventò un caso letterario e fece di Tondelli uno scrittore-simbolo della letteratura omosessuale, identificazione a cui per tutta la sua vita avrebbe tentato di sottrarsi.

A Bologna Tondelli si è anche trasferito e tra le sue frequentazioni ci sono Andrea Pazienza e Francesca Alinovi. A giugno viene pubblicato da Feltrinelli il secondo romanzo, Pao Pao, che gioca sulla sigla che sta per Picchetto armato ordinario e già ne indica il contenuto: la descrizione di quel “rito di passaggio” che è la caserma.

Inizia a progettare il romanzo Rimini, la cui elaborazione lo impegnerà fino al 1985. Fu il suo primo romanzo per Bompiani in cui raccontò, per primo, la trasformazione della riviera romagnola, i bar, le discoteche, l’inaugurazione della notte di massa, l’industria del divertimento nascente e il suo nucleo di disperazione. I fratelli Vanzina volevano comprare i diritti, ma Tondelli rifiutò.

Inizia poi a collaborare con L’Espresso e con il Corriere della Sera e a lavorare anche ad alcuni progetti cinematografici relativi alle sue opere letterarie. Sempre a metà degli anni Ottanta le frequentazioni milanesi e i viaggi in Europa. Il tema del viaggio diventa sfondo anche per alcuni racconti (Ragazzi a Natale, Questa specie di patto). Per una piccola casa editrice di Bologna pubblica Biglietti agli amici, un libro personale, per pochi. Nel 1989 la pubblicazione di Camere separate e collabora con Luciano Mannuzzi, scrivendo varie versioni del soggetto che sarà poi la base del film, Sabato Italiano, uscito nel 1992.

L’ultimo libro di Tondelli, si intitola Un weekend postmoderno: una sorta di “zibaldone”, sublime affresco degli anni Ottanta. Dopo un viaggio in Tunisia, alla fine dell’estate viene ricoverato all’ospedale di Reggio Emilia. Sceglie il silenzio, incontra solo pochi amici e nel letto d’ospedale scrive brevi appunti rispetto a un progetto letterario che gli sta a cuore e non riuscirà a realizzare.

Muore il 16 dicembre 1991. Viene sepolto nel piccolo cimitero di Canolo, ancora oggi meta di numerosi pellegrinaggi di lettori appassionati.

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