Cento anni di “Notturni” nel nuovo disco di Mareggini e Burani

Pubblicato il cd musicale dei due noti artisti reggiani. Nel progetto sette brani dalla fine del ‘700 ai primi del ‘900

REGGIO EMILIA. La musica della notte, negli anni diventata una forma musicale che spesso esprime un’idea di apparente immobilità del paesaggio, un’atmosfera carica di magia, in cui il compositore tenta di esprimere le sua emozioni. A partire dall’800 amatissimo era il notturno, il cui carattere rimanda a una sorta di quiete dell’animo di fronte ad un paesaggio silenzioso che porta alla riflessione interiore.

Attraverso il notturno possono essere evocati sentimenti, si può descrivere l’incontro segreto degli amanti e tutta la meraviglia per un ambiente diverso dalla mancanza di luce: contorni confusi o assenza dei colori, suggestioni che possono essere trasmesse dastrumenti particolari. Uno è senza dubbio il pianoforte, altri il flauto e l’arpa. A questo proposito Giovanni Mareggini e Davide Burani, musicisti reggiani di rinomato valore, hanno dedicato a questa forma il cd “Notturni: flauto e arpa nel romanticismo francese” (edito da Limen Music nella sezione BlackEdition).


Si tratta di un progetto che contiene alcune prime registrazioni mondiali, già ritenuto di particolare interesse da parte della critica specializzata: recentemente ne hanno parlato con apprezzamenti entusiastici anche a “Primo movimento” su Rai Radio3.

Il cd presenta sette brani attraverso i quali si percorre il periodo che va dalla fine del ‘700 ai primi del ‘900 gli Auguste Panseron, Joseph Guillou, Bochsa, August Vern, Grandval e Donjon, in un cd che dà l’impressione di un progetto veramente unitario. Musica piacevole, graziosa racchiude Première Nocturne che Panseron scrisse a quattro mani con Joseph Guillou, mentre profonda raffinatezza manifesta la bellissima “Grande Sonate pastorale pour la harpe avec une flute obligé di Bochsa” (in prima registrazione mondiale).

Non si accompagnano a vicenda e niente è accessorio in questo brano felicemente percorso da una fresca inventiva e dove la caratterizzazione “pastorale” si evince dal promo tempo.

Il Nocturne di Auguste Vern anche questo in prima registrazione mondiale, «col suo alternarsi di movimenti lenti e veloci e la ricchezza melodica, – scrive Anna Pasetti nelle note incluse nel libretto di presentazione del cd – dal punto di vista formale ricorda i pot-pourri settecenteschi, ma la presenza centrale di un tema variato lo colloca decisamente nel filone dei Notturni romantici».

Da parte degli esecutori qui come negli altri brani si percepisce una naturalezza di eloquio nel modo di porgere sia le frasi impregnate di virtuosismo sia quelle eminentemente cantabili.

Il suono asciutto e vibrante del flauto di Mareggini ben si unisce ai mille colori che l’arpa di Burani sa tirar fuori sempre ispirata ma mai leziosa. Circa la qualità dei brani, sorprende il Valse mélancolique di Clémence de Grandval stimata compositrice allieva di Saint Saëns che dedica questo brano al ad Paul Taffanel e Alphonse Husselmans, ovvero al più grande flautista e il più grande arpista della fine dell’800 e semplicemente deliziosa Élégie pour flute avec accompagnement de harpe di Donjon ispirata dalla lirica di Jean Richepin. “Nell’aria imbrunita le ultime foglie rotolano sulle carreggiate. Come la mia felicità”.

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