Pupi Avati: «Lottando contro tutti e tutto il mio film su Dante ormai è quasi pronto»

Il regista a 82 anni corona il suo sogno: «Però temo che il destino delle sale cinematografiche sia segnato»

RIMINI. Il cinema italiano è migliorato rispetto al periodo pre-Covid, ma le sale cinematografiche sono destinate a sparire. È questo, in sintesi, il pensiero che il regista Pupi Avati ha espresso a margine del suo intervento al Meeting di Comunione e liberazione in corso a Rimini.

Nonostante i timori per il futuro del cinema, il regista è al lavoro per il suo nuovo film su Dante: «Lo abbiamo fatto contro tutto e tutti, per ragioni anche di carattere anagrafico. Io sono un uomo di 82 anni, un film così complicato, che avrei dovuto fare 20 anni fa, presenta difficoltà di carattere anche finanziario. Abbiamo scoperto che, malgrado tutte le promesse e la cattiva letteratura che c’è in giro, quando si è trattato di aiutare il mio film, a parte Rai Cinema e adesso il Ministero, non abbiamo avuto nessun tipo di supporto. Sarebbe stato un progetto che meritava di essere aiutato in modo ben diverso». Il suo Dante sarà seducente, spiega Avati. «Quello che mi è stato insegnato dalla scuola era un Dante completamente repulsivo. Poi dopo i 30 anni l’ho scoperto attraverso le sue opere giovanili e ho scoperto un ragazzo con una capacità di introspezione poetica straordinaria e modernissima. Ho cercato di raccontare nel mio film soprattutto quel ragazzo».


La trama del film – le cui riprese sono iniziate un paio di mesi fa e che stanno per concludersi tra Umbria, Marche, Toscana, Emilia Romagna e Roma – parte dalla morte di Dante in esilio a Ravenna nel 1321. Nel settembre 1350, Giovanni Boccaccio viene incaricato di portare dieci fiorini d’oro come risarcimento simbolico a Suor Beatrice, figlia di Dante, monaca a Ravenna. Nel suo lungo viaggio Boccaccio oltre alla figlia incontrerà chi, negli ultimi anni dell’esilio ravennate, diede riparo e offrì accoglienza al poeta e chi, al contrario, lo respinse e lo mise in fuga. Ripercorrendo da Firenze a Ravenna una parte di quello che fu il tragitto di Dante. Così Boccaccio ricostruisce la vicenda umana di Dante, fino a poterci narrare la sua intera storia. Il soggetto e la sceneggiatura sono di Pupi Avati e tra gli interpreti principali ci sono Sergio Castellitto (Giovanni Boccaccio), Alessandro Sperduti (Dante giovane), Enrico Lo Verso (Donato degli Albanzani), Alessandro Haber (Abate di Vallombrosa), Gianni Cavina (Piero Giardina), Leopoldo Mastelloni (Bonifacio VIII), Ludovica Pedetta (Gemma Donati), Romano Reggiani (Guido Cavalcanti), Carlotta Gamba (Beatrice), Giulio Pizzirani (Dante anziano).

Tornando alle sue riflessioni sul cinema italiano, Avati ha poi rivolto un plauso al nuovo corso dell’arte cinematografica italiana. «Credo che poche volte nella storia della Mostra del Cinema abbiamo avuto una rappresentanza di film, almeno sulla carta, così interessanti e lontani da quel cinemetto commedia che si è fatto negli anni precedenti al Covid. C’è un mutamento di rotta nella qualità e nelle ambizioni sostanziale». Un cinema che, secondo Avati, «stranamente ha ripreso una sorta di coraggio, di voglia di uscire da quella che era la rassicurazione della commedia sempre con gli stessi attori. Adesso fortunatamente si è tornati a fare un cinema d’autore significativo e importante».

Questo punto positivo, però, non cancella quello che secondo il regista è un destino segnato. «Purtroppo – commenta Avati – questi film sono destinati ad avere una vita grama nelle sale cinematografiche. Sicuramente non soddisfacente e il fatto che la sala abbia, temo, un destino segnato mi dà un enorme dolore. Perché nella sala il film comanda, mentre un film su una piattaforma col telecomando lo si abbandona».

D’altra parte, lui stesso viene dall’esperienza di “Lei mi parla ancora”, «che siamo stati costretti a programmare su una piattaforma digitale, con un risultato clamoroso, ma la sala era preclusa. E vedo che adesso il ritorno in sala è diventato difficile. Il cinema è uscito dalle abitudini dei ragazzi. Temo che pagheranno gli esercizi. Ed è strano che in un momento di così grande difficoltà del cinema italiano si produca così tanto. Non si è mai prodotto così tanto come adesso».

Pupi Avati riflette infine anche sulla pandemia: «Mi ha insegnato la modestia dell’essere umano occidentale. Se pensate al dibattito sul Green pass mentre a poche centinaia di chilometri ci sono mamme che lanciano bambini al di là dei muri e noi stiamo a litigare per il Green pass, è una delle cose più vergognose e imbarazzanti».