Max Gazzè si inchina alla meraviglia del monte Cusna: «Un posto incredibile»

Il cantante che si è esibito martedì sera a Febbio Rescadore ha visitato il rifugio a 2mila metri: «Una fonte d’ispirazione» 

FEBBIO. «È stato un bellissimo momento in un luogo davvero meraviglioso, spero sia solo il primo di una lunga serie, speriamo che anche in futuro ci siano altre opportunità simili in posti come questi». Si è congedato dall’Appenino con un inchino alla meraviglia del monte Cusna il cantante e bassista romano Max Gazzè.

Martedì si è esibito ad oltre mille metri di altitudine a Febbio Rescadore, alla base degli impianti di risalita che conducono in due tappe oltre quota 2.000 metri, non lontano dalla sommità della cima più alta dell’Appennino reggiano. Nelle intenzioni de La Contessa, la società che gestisce la seggiovia di Febbio, Gazzè avrebbe dovuto suonare proprio ai 2.000, in uno strepitoso anfiteatro naturale sul lato villaminozzese della vetta, ma le condizioni meteo non lo hanno permesso. Il 27 luglio, data originaria per lo spettacolo, l’evento è stato rinviato, martedì è stato confermato con spostamento a valle: troppo intense le raffiche di vento per pensare a una salita e una discesa tranquilla di centinaia di persone con la seggiovia.


Gazzè ha comunque visitato il rifugio dei 2.000 assieme ai suoi musicisti, per un pranzo in tranquillità in cui ha parlato anche dell’ispirazione che la natura può regalare. Tutto perfettamente in sintonia, per certi versi, con il titolo dell’album che sta presentando in giro per l’Italia, “La matematica dei rami”. Di alberi a Febbio e dintorni non ne mancano, prima di risalire sino alle pratine. «Di rami ne ho visti molti, forse la natura è la matematica da cui dovremmo prendere spunto per cercare di rimettere a posto il nostro mondo, di rimettere in equilibrio qualche cosa», sorride. Per l’artista romano era la prima visita al Crinale reggiano e al Cusna. «È un luogo meraviglioso, mi ha fatto piacere fare comunque la visita sino al rifugio a quota 2.000 metri, è un posto davvero incredibile. E può essere una fonte di ispirazione, certo. Un artista deve potersi fare influenzare da quello che ha attorno a sé, deve raccontarlo e usarlo come strumento per esprimersi».

Senza contare che «il rapporto fra la musica e la natura esiste da sempre, sono collegate, in fondo la musica nasce come un tentativo dell’uomo di imitare i suoni della natura, e questo vale per tantissime civiltà. La musica è un linguaggio che, pur in tanti modi diversi, cerca sempre di esprimere la natura in cui si trova». Infine, un pensiero perché eventi come quello di martedì possano diventare la norma, e non più l’eccezione. «Spero che questo sia solo il primo concerto del genere qui sul Cusna, mi auguro che ci siano altre opportunità nei prossimi anni, il luogo lo merita», ha detto salutando il pubblico, non intimorito dal clima. Anzi: per chi scappava dall’afa cittadina, il vento e le temperature frizzanti di Febbio erano una novità piuttosto gradita. —

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