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“Spiriti di Pietra”, dentro lo sguardo della fotografa Francesca Catellani

AltreterRE porta da oggi fino al 15 agosto l’arte contemporanea sull’Appennino reggiano 

REGGIO EMILIA. Originale, poetica, alternativa, Francesca Catellani è fotografa e danz’attrice. «Vengo dal mondo del DanceTheater e lavoro da anni insieme a diversi gruppi, con l'obiettivo di sviluppare il potenziale espressivo e creativo all'interno delle persone attraverso il corpo e le parole». Lo scrive nel suo curriculum: una precisazione doverosa che rende in pieno una forma mentis portata a concepire progetti articolati sulla base di un pensiero ricco di idee fatte di rimandi e connessioni.

«A differenza di molti artisti, nel lockdown, mi sono fermata. I miei lavori sono a lunga campata, hanno una gestazione anche di molti mesi, e in quel momento, che aveva il sapore del cambiamento epocale, ho preferito semplicemente osservare – commenta la fotografa –. Per carità, adesso non ne siamo ancora usciti, in ogni caso in questi giorni, sono alle prese con il tema legato alla partecipazione al progetto AltreterRE, ideato da Kamart in residence e curato da Francesca Baboni e Stefano Taddei e che dal 17 luglio (oggi, ndr) al 15 agosto porterà l’arte contemporanea in luoghi meno noti e spazi museali dell’Appennino reggiano. È stata per me una sfida “occuparmi” della Pietra di Bismantova! Beninteso una sfida meravigliosa anche se difficile: la Pietra è stata immortala in lungo e in largo. Così ho cercato di fare diversamente».

In questo senso, Francesca ha mutato punto di vista, facendo un lavoro sullo sguardo, sulla capacita di vedere in modo nuovo, attraverso l’occhio in cerca di nuove relazioni, ad esempio con il sentire lo “spirito della Pietra”. E sbirciando qualche immagine ancora, si comprende come sia riuscita a trovare particolari evocativi mai visti. «Fondamentale per me è sentire lo spirito dei luoghi, che significa creare un incontro tra la natura esteriore ed interiore. Avviene attraverso i nostri sensi e l’occhio costituisce il ponte tra due mondi. “Spiriti di Pietra”, un andare oltre la forma, titolo del progetto, ha in queste settimane conquistato la finale del prestigioso premio Combat, che si terrà nel mese di settembre a Livorno. L’altra mia costante – prosegue l’artista – è la qualità dei materiali come la carta che deve esprimere questa mia esigenza di rapportare la natura esterna e l’interiorità. Per questo, a volte sento l’esigenza di rielaborare graficamente l’immagine come se fosse un disegno: desidero quindi staccarmi dalla fotografia pura come ad esempio ho fatto nel progetto “Memories in Super8” a Fotografia Europea di tre anni fa».

Per questo progetto ha raccolto un numero considerevole di filmini amatoriali girati in Super8 e ho scattato moltissime fotografie in proiezione diretta, poi post-prodotte. Eliminare il superfluo per restituire l’essenziale: piccoli estratti di vita quotidiana. «Nelle immagini della sezione “Celeste Terrestre”, la visione perdeva la focalizzazione iniziale per espandersi verso l’ambito trascendentale e l’essenzialità del momento».

E ancora: da un lavoro sulle memorie antiche che influenzano il nostro quotidiano in termini psicanalitici, li ha desunti dalla lettura del Libro Rosso di Jung per il suo progetto “Underskin”; per la realizzazione ha avviato una ricerca che l’ha condotta a sperimentare una dimensione di continuità tra coscienza di veglia e immagini oniriche. «Per entrare nell’ascolto delle sensazioni portate dai sogni, ho fatto un disegno ogni giorno e ho cercato quelle stesse percezioni nelle mie fotografie. Nel progetto “Underskin” le immagini si susseguono, emergendo dal profondo, in un’alternanza di positivo-negativo, sotto-sopra, alto-basso. Portare attenzione per dare voce e spazio a questo mondo “altro” che così intimamente ci appartiene, significa portare luce alla nostra parte oscura, tracciare linee e dare nuovi confini ad una personale esperienza, nutrire di senso il non-senso. Presenza e riappropriazione, una direzione tanto necessaria al nostro frammentato vivere contemporaneo, quanto alla conciliazione con l’ombra che ci appartiene». A proposto di manipolazioni e trasformazioni che Francesca opera con la fotografia creando magnifiche suggestioni, le immagini in bianco e nero che ritraggono crepe macroscopiche di un terreno, vengono da lei cucite con un vistoso filo rosso.

Oppure da ossa di animali isola un minuscolo e insignificante particolare per cui si aprono altri mondi e dimensioni. Sempre, il tutto è percepito, motivato e spiegato in ogni dettaglio.

“Spiriti di Pietra” inaugura al rifugio della Pietra di Bismantova domani alle 19. —

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