Il Festival Aperto 2021 si presenta e indica il “principio speranza” tra due estremi: Stravinskij e Dante

L’origine e il destino ultimo sono i due punti luce che racchiudono il ricco ed eterogeneo programma. Trenta spettacoli dal 18 settembre tra Valli, Ariosto, Cavallerizza, Collezione Maramotti e Chiostri

REGGIO EMILIA. “Principio di speranza”. Semplicemente. Ma dentro c’è il mondo e ci siamo noi che desideriamo buttarci alle spalle l’incubo del Covid e del lockdown. Questo è il tema del Festival Aperto 2021, tredicesima edizione, che si svolgerà dal 18 settembre al 24 novembre prodotto dalla Fondazione I Teatri con il Reggio Parma Festival. Come sempre con stile e originalità, i temi attuali entrano in una manifestazione che quest’anno comprende 30 spettacoli tra concerti, opere, performance, coreografie, installazioni, spettacoli che si terranno tra Valli, Ariosto, Cavallerizza, Collezione Maramotti, Chiostri di San Pietro e la piazza stessa antistante il teatro. Il Festival Aperto, che da sempre propone un’indagine sui linguaggi espressivi contemporanei, in questa edizione che vorrebbe segnare la ripartenza invita ad affidarsi al “principio speranza”, evocando la filosofia di Ernst Bloch, che incarna quella continua tensione verso il futuro – insufficiente e necessaria insieme – che ci restituisce ogni volta la direzione e il senso del nostro agire.

Come se fossero due punti luce che contengono il programma, Aperto 2021 presenta Stravinskij e Dante. La primavera come rito sacrificale e mito primigenio, rappresentata dalla Sagra della Primavera del musicista russo di cui ricorre il 50esimo della morte. E l’aldilà cristiano come pretesto per una critica dei viventi de La Commedia di Dante Alighieri, di cui ricorre il 700esimo. Sono gli estremi opposti: l’origine e il destino ultimo.


Il progetto Stravinskij presente anche nella stagione dei concerti prevede due appuntamenti: i Solisti della Mahler Chamber Orchestra (con l’Ottetto e la Suite de l’Histoire du Soldat) e il duo pianistico di Katia e Mariella Labèque (con La sagra della primavera).

La sagra è anche spunto per The Sacrifice in cui la coreografa sudafricana Dada Masilo racconta di sacrificio, riti collettivi e rinascite.

Dante Alighieri rivive in Vox in Bestia di Laura Catrani; in Intelletto d’amore (e altre bugie), nato dalla collaborazione del violoncellista Michele Marco Rossi con Andrea Camilleri, un mese prima della scomparsa del grande scrittore; nell’incredibile film del 1911 Inferno, musicato dal vivo da Edison Studio; nella costruzione di un giardino-Paradiso di Virgilio Sieni e negli esercizi per voce e violoncello sulla Divina Commedia di Chiara Guidi e Francesco Guerri. In mezzo a questi estremi, il Festival si prende uno spazio immenso, aperto a mille tensioni e variazioni, che entrano in risonanza sulla stessa corda tesa.

Qui si incrociano, da un lato, la fine del pianeta per insostenibilità ambientale della performance multimediale ideata da Melnyk e Spime.Im (The end of the world - spettacolo inaugurale), l’inizio prima di ogni inizio nel “buio totale” di Friedrich Haas (Solstices), il suicidio di una giovane donna nella nuova opera contemporanea di Federico Gardella Else, coprodotta con Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano; dall’altro, la mitologia, i simboli del visionario Papaioannou (Transverse Orientation), la patria attuale di Massimo Zamboni (in anteprima presenterà il suo nuovo album dedicato all'Italia), la frammentazione grottesca e di Kagel (Repertoire) con il reggiano Simone Beneventi, le percezioni ingannevoli di Christos Papadopoulos, l’omaggio ad Alice e John Coltrane della sassofonista afroamericana Lakecia Benjamin e il pianoforte di Ciro Longobardi che continua l’integrale pianistica di Messiaen.

E ancora, gli inquieti destini di Peeping Tom con un doppio appuntamento: la commissione site-specific La Visita, in collaborazione con Collezione Maramotti e Max Mara, vincitore del Premio Fedora - Van Cleef & Arpels Prize for Ballet 2021, insieme alla nuova creazione Triptych. Mentre si interrogano su totalitarismo e violenza ideologica sia l’iconica coreografia Political Mother Unplugged di Hofesh Shechter, sia l’installazione visivo-sonora di Romeo Castellucci (Il Terzo Reich).

Inoltre si rivelano le interessanti novità di giovani artisti: Filippo Andreatta/OHT, Icarus vs. Muzak, Annamaria Ajmone, Marco D’Agostin, il collettivo circense La Burrasca, in collaborazione con il Festival Dinamico e Direction Under 30 in collaborazione con il Teatro Sociale di Gualtieri.

I biglietti sono in vendita dal 23 luglio sia su www.iteatri.re.it, sia in biglietteria (al Teatro Municipale Valli). —

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