“Dentro”, una storia vera di abuso sui minori e di segreti mai svelati

Giuliana Musso questa sera (ore 21.30) in piazza Bentivoglio con il lavoro che ha debuttato alla Biennale di Venezia 2020

GUALTIERI. Giuliana Musso torna a Gualtieri con “Dentro”, nuovo lavoro che ha debuttato alla Biennale di Venezia 2020. Lo spettacolo, questa sera alle 21.30 in piazza Bentivoglio, porta in scena una storia vera di abuso sui minori, ispirata dall’incontro dell’autrice con una donna e con la sua storia segreta, la storia di una verità chiusa dentro ai corpi e che lotta per uscire allo scoperto. Sul palco Giuliana Musso e Maria Ariis. «Un’esperienza difficile da ascoltare – racconta Giuliana Musso –. Una madre che scopre la peggiore delle verità. Una figlia che odia la madre. Un padre innocente fino a prova contraria. E una platea di terapeuti, consulenti, educatori, medici, assistenti sociali, avvocati che non vogliono sapere la verità».

«Il segreto – dice ancora Musso – ha un contenuto preciso e un fine positivo: protegge qualcosa o qualcuno. Il segreto silenzia una verità che potrebbe danneggiare degli innocenti. Anche la censura ha un contenuto preciso ma il suo fine è contrario a quello del segreto: danneggia gli innocenti, protegge vili interessi. Il tabù invece, per noi, oggi, è il puro terrore di sapere, quindi il suo contenuto rimane ambiguo e indeterminato». «In tutte le vicende di abuso sui minori che io ho conosciuto per voce delle vittime – prosegue amaramente l’attrice – nessun colpevole è mai stato condannato. La violenza sessuale è un segreto che permane tutta una vita dentro alle case, dentro agli studi dei medici, degli psicoterapeuti o degli avvocati, in quelle dimensioni private in cui le vittime possono restare confinate senza venire riconosciute. I fini compassionevoli del segreto quasi sempre si fondono con quelli vergognosi della censura e con quelli inconsci del tabù. L’esistenza stessa delle vittime, con la loro rabbia inavvicinabile o con il loro inconsolabile dolore, ci turba fino alle radici e così, pur di non maneggiare l’odio dei padri, deploriamo quello dei figli».


Storia antica quanto il patriarcato: narrazioni che sono strategie di rimozione e occultamento, prime tra tutte la normalizzazione stessa dell’abuso e la colpevolizzazione della vittima. Persino le storie fondanti della civiltà occidentale sono tutte storie di traumi, eppure, mentre conosciamo tutto di Edipo, di Laio invece, il padre assassino, sappiamo ben poco. Da sempre, pur di salvare l’ordine dei padri, costruiamo impalcature concettuali che fanno perdere consistenza alla realtà dei traumi e alla voce dell’esperienza. «“Dentro” – conclude Musso – non è teatro d’indagine, è l’indagine stessa, quando è ancora nella vita, la mia stessa vita. “Dentro” non è un lavoro sulla violenza ma sull’occultamento della violenza. “Dentro” è un piccolo omaggio teatrale alla verità dei figli». —

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