Una serata tutta da ridere nel cortile del Teatro Piccolo Orologio

L'appuntamento è in programma venerdì 1° luglio: alle 19 si parte Sergio Spaccavento parlando di umorismo e libertà. A seguire Giuseppe Scoditti con “1 e 95”

REGGIO EMILIA. Una “lunga” serata di comicità. È pronto a ospitarla venerdì 1° luglio il cortile dell’Orologio in via Massenet 19, proprio di fianco del teatro Piccolo Orologio, dove dalle 19 arriveranno prima l’autore Sergio Spaccavento e poi il comico Giuseppe Scoditti. Scoditti, uno dei nomi di punta della “stand up” italiana, presenterà il suo spettacolo “1 e 95”, lavoro che parte dalla notevole altezza dell’artista originario di Bari, spunto per ironie, autoironie e cavalcate fra attualità e temi quotidiani. “1 e 95” era stato lanciato con buon successo fra il 2019 e il 2020, ora torna a essere libero sul palco dopo il lungo periodo di sosta forzata.

Ad aprire l’evento, alle 19, la presentazione di “Che cazzo ridi? Dialoghi sulla libertà di ridere”, ultimo lavoro di Sergio Spaccavento, costruito su trenta interviste a comici, fumettisti, scrittori, e aperto da prefazione di Maccio Capatonda. Spaccavento – autore, soggettista e creativo pubblicitario – ne parlerà con il giornalista Alberto Grossi davanti al pubblico reggiano partendo dalla domanda più difficile: “Si può ridere di tutto?”; e dalle risposte ricevute dai vari Arbore, Elio, Biso, Vauro.

«Faccio prima di tutto una precisazione – dice l’autore – se la domanda è se si può ridere di tutto, la risposta è sì, perché è una reazione naturale e incontrollabile a un complesso stimolo mentale, quindi l’autocensura deriva da un blocco sociale, un imprinting di sensi di colpa. Anzi più non si deve ridere di qualcosa più si ride». Invece se la domanda è se si può scherzare su tutto, «la risposta è più articolata, poiché tante sono le variabili in gioco. Dipende dal contesto, dal pubblico, dalla sensibilità, dal contenitore. Ovviamente andrebbe evitata la censura preventiva e si dovrebbe essere liberi in assoluto, ma poi bisogna accettare le conseguenze, sociali o legali», racconta Spaccavento.

Nel libro si accenna anche alla necessità di allenare una “coscienza comica”, intesa come «consapevolezza dell’umorismo nel suo significato e nel suo valore. L’umorismo è considerato erroneamente cosa poco seria e innocua perché porta gioia effimera, ma come stiamo vedendo ultimamente non è proprio così. Grazie alla coscienza comica e ai suoi strumenti potremmo invece capire il vero senso di una battuta, decodificando il meccanismo e ridimensionando il suo valore. Nel momento in cui non razionalizzi è normale che nascano fraintendimenti o che si crei uno stereotipo sbagliato, basti pensare alle barzellette omofobe o sessiste».

Il tema è centrale anche per Scoditti, ispirato alla ben più cruda e “spietata” tradizione degli stand up comedian statunitensi, dove di sconti se ne fanno pochi. «Credo che per assurdo sia un problema di troppa libertà – dice – Qualsiasi affermazione venga fatta può essere attaccata e criticata da chiunque attraverso i social, e questo rende difficile operare liberamente. A me va pure bene, non sono famosissimo e non sono un comico cattivo, ma se pensiamo alle polemiche che hanno coinvolto Louis Ck e tanti nomi di punta americani, o anche qui Pio e Amedeo, è chiaro che diventa difficile essere cattivi come la comicità vorrebbe», ragiona il comico pugliese.

«Ho rivisto qualche spettacolo di Fiorello del 2000 – continua Scoditti – e dice cose che oggi non passerebbero mai». Qualche spazio rimane, come l’Orologio, dove i 195 centimetri di Scoditti si vedranno bene: «L’altezza è la mia principale caratteristica fisica e lo spettacolo prende il titolo da lì, ma tocca tanti temi, inevitabilmente parla di Covid, e cambia ogni sera, per ogni pubblico». Il biglietto per lo show di Scoditti costa 10 euro, per info: www.mamimo.it. —

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