Premiato ai Chiostri il “diario di viaggio” del collettivo romano Vaste Programme

Il progetto di Magrelli, Tini e Vigna ha conquistato la giuria di Giovane Fotografia Italiana: «Una metafora della nostra esistenza contemporanea»

REGGIO EMILIA. È il collettivo romano “Vaste Programme” – composto da Leonardo Magrelli, Alessandro Tini, Giulia Vigna – il vincitore dell’ottava edizione del Premio Giovane Fotografia Italiana, promosso dal Comune di Reggio Emilia con numerosi partner italiani e internazionali.

Alla premiazione, avvenuta ieri ai Chiostri di San Domenico – sede della mostra collettiva “Reconstruction” all’interno della sedicesima edizione di Fotografia Europea – erano presenti Raffaella Curioni (assessore comunale a educazione e conoscenza), Annalisa Rabitti (assessore a cultura, marketing territoriale e pari opportunità), Paola Picca per Gai – Associazione per il circuito dei giovani artisti italiani, e i curatori della mostra “Reconstruction” Ilaria Campioli e Daniele De Luigi. Ad assegnare il premio una giuria composta da Diane Dufour della direzione del festival Fotografia Europea, Arianna Rinaldo (photo editor e direttrice artistica di Cortona On The Move) e Carlo Sala, curatore e docente.


«È stato complesso immaginare Giovane Fotografia Italiana e Fotografia Europea durante il lockdown – il commento dell’assessore Rabitti – Questa è una data che aspettavamo da tanto tempo, quasi due anni. Si tratta di un momento molto importante per la nostra città e soprattutto per la fotografia e per i giovani artisti. Il premio di Giovane Fotografia Italiana è cospicuo (quattromila euro, ndr) e permetterà ai vincitori di avviare una propria carriera fotografica, perché crediamo che la cultura sia anche lavoro e ripartenza. Ringrazio gli artisti per aver arricchito la nostra città con le loro preziose immagini».

«Reggio Emilia da tempo sta investendo sui giovani – le ha fatto eco Curioni – siamo la città dell’educazione, della conoscenza e dei talenti. Siamo all’interno di una rete nazionale come quella del Gai-Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani, che valorizza i giovani perché crediamo che essere artisti sia anche svolgere una scelta professionale. Dobbiamo continuare a investire in quella direzione per offrire ai giovani sempre nuove opportunità».

Il premio, istituito con il supporto dell’azienda Reire srl con l’obiettivo di sostenere e finanziare la ricerca e la produzione artistica under35, è andato al collettivo “Vaste Programme” nato nel 2017 dall’incontro tra Leonardo Magrelli, Alessandro Tini e Giulia Vigna, la cui ricerca si sviluppa negli ambiti della post-fotografia e dei nuovi media. In particolare, nella loro pratica, l’utilizzo di materiali e oggetti che appartengono all’esperienza quotidiana più comune e ai quali spesso non si fa caso, si combina con l’adozione e la rimessa in circolo di immagini trovate, per rivelarne aspetti imprevisti e nuovi significati.

“Vaste Programme” è stato decretato vincitore per il progetto “The long way home of Ivan Putnik, truck driver”, che la giuria ha definito: «Una metafora della nostra esistenza contemporanea in cui si attraversa a grande velocità un deserto che non comprendiamo a cui è necessario dare forma e senso».

Il progetto, infatti, nella forma di un diario visivo racconta la storia di un camionista russo impegnato nel suo lungo viaggio di ritorno a casa. Attraversando da un capo all’altro la Russia e le sue zone più remote, il protagonista scatta e annota una grande quantità di fotografie, di cui viene qui proposta una piccola selezione. Tracce particolari, disseminate all’interno delle foto e del racconto instillano tuttavia, nello spettatore più attento, alcuni dubbi sulla veridicità di quanto presentato. Esplorando su Internet le mappe dei territori russi che si trovano più a nord del circolo polare artico, si scopre immediatamente che Google Street View è del tutto assente. Di quei luoghi, le uniche immagini reperibili su Google Maps, sono fotografie sferiche caricate e geolocalizzate dagli utenti comuni. Molte di queste immagini meritano di essere viste, e “The long way home of Ivan Putnik, truck driver” nasce proprio da questo intento. A partire dal sorprendente materiale visivo raccolto dagli autori e attraverso l’espediente della narrazione, il progetto fonde insieme i processi di adozione e rimessa in circolo delle immagini con quelli della risignificazione e della vero-fiction.

Gli scatti del collettivo come quelli degli altri partecipanti alla mostra “Recostruction” (Domenico Camarda, Irene Fenara, Alisa Martynova, Francesca Pili, Martina Zanin, Elena Zottola) sono ammirabili sabato, domenica e festivi (dalle 10 alle 20) nei Chiostri di San Domenico a Reggio Emilia fino al 4 luglio nell’ambito di Fotografia Europea. —



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