I muri della città metropolitana nelle immagini di Marco Grassi

“Flashback. L’immagine fantasma”allo SpazioC21 a Palazzo Brami Un percorso artistico che unisce il dominio della tecnica e il discorso creativo 

Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. Nell’era della fotografia digitale, rapida, istantanea, Marco Grassi Pho propone una personale riflessione sul tempo lento della fotografia. Fotografia senza macchina fotografica. Fotografia a contatto. Un omaggio alla sperimentazione di Man Ray e a una tecnica analogica di sviluppo dell’immagine ormai perduta nella notte dei tempi. Un percorso artistico unico che unisce due aspetti che potrebbero apparire opposti: il dominio assoluto del fatto tecnico di cui Grassi mostra un assoluta padronanza (lo si comprende dal fascino che comunicano le sue spiegazioni) e il libero discorso creativo.


Questo si può appurare guardando la sua mostra “Flashback. L’immagine fantasma”, il progetto che Grassi Pho presenta fino al 4 luglio nelle vetrine dello SpazioC21 a Palazzo Brami (via Emilia San Pietro 21), nell’ambito della sezione Off di Fotografia Europea.

Da sempre Grassi che già alla fine degli anni ’80 scopre l’Arte del writing sui muri di Parigi, città natale della madre, lavora su materiali recuperati, li riassembla e fonde l’estetica della pittura informale appunto con elementi stilistici del writing. Il suo segno è caratterizzato da una forte gestualità e si impone sulle superfici con la stessa energia e prepotenza delle tag sui muri di Milano. La prima mostra personale è del 2005; seguono le partecipazioni milanesi a Street Art Sweet Art, al PAC, e a Junkbuilding, alla Triennale. Espone a Londra, Parigi, Vienna e Berlino. Nel 2013 forma il collettivo Le Grand Verre ed esplora le tecniche della fotografia analogica. Parte della sua produzione più recente è outdoor e si concentra sul paesaggio e gli elementi naturalistici che lo compongono.

Il gruppo di opere esposte allo SpazioC21 - composto da tre rayografie di grande formato ed una di formato medio - è una lettura poetica, non didascalica, dei muri di una città metropolitana. Le rayografie sono una sintesi di reale e surreale; messaggi stratificati che i muri potrebbero avere trasmesso e che il tempo non ha preservato.

Egli infatti raccoglie “informazioni” da elementi materici come i poster pubblicitari affissi nella città; li strappa, li scioglie nell’acqua, li scompone e ne trasforma la materia in lembi; li riassembla, li incolla, li colora, li graffia e crea una immagine nuova, quasi astratta… che porta in camera oscura e stampa restituendoci un nuovo codice estetico.

Il muro immaginario che ne risulta e che tramanda la memoria della città non è un fotomontaggio o un file digitale. È il risultato di un complesso processo analogico, che muove dalla costruzione del fotogramma e che diventa immagine stampata, su carta fotosensibile, a contatto con la luce. Le rayografie in mostra allo SpazioC21 sono impressioni analogiche in grande e medio formato, in esemplare unico. “Flasback. L’immagine fantasma” è anche un libro d’artista, in edizione limitata di 100 esemplari con un testo critico che accompagna l’installazione scritto da Simone Pallotta. —

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