Nastro d’Argento a “Bataclan” il corto di Emanuele Aldrovandi

REGGIO EMILIA. È il corto “Bataclan” del drammaturgo e regista reggiano Emanuele Aldrovandi ad aggiudicarsi il Nastro d’Argento 2021, il più antico premio cinematografico italiano, assegnato dal 1946 dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani.

A comunicarlo è lo stesso autore sul suo profilo Facebook, al culmine della gioia: «La verità – scrive Aldrovandi – è che fai dei sacrifici, ti impegni, cerchi delle persone che condividano i tuoi progetti e camminino al tuo fianco, poi insieme a loro ci metti tutto te stesso, passi le notti sveglio e cerchi di essere sincero e profondo (sono queste le due cose che mi dico sempre quando inizio a scrivere qualcosa) senza smettere di divertirti. Lo fai perché è la cosa che ti piace di più fare e lo faresti anche se non interessasse a nessuno. Ma ogni tanto arrivano dei riconoscimenti inaspettati che non ti fanno sentire più o meno bravo (la bravura è come la verità per Eraclito: non esiste, e se per caso esiste non è conoscibile, e se per caso è conoscibile non è comunicabile), ma che ti fanno piacere – conclude prima dei copiosi ringraziamenti – perché hai la sensazione che tutti quei sacrifici e quell’impegno siano serviti almeno per comunicare qualcosa a qualcuno».


Il corto scritto e diretto da Aldrovandi – che ha fatto incetta di riconoscimenti e menzioni speciali vincendo anche il Premio Rai Cinema – parte da una data che è difficile dimenticare: quel 13 novembre del 2015 quando una serie di attacchi terroristici, rivendicati dall’Isis, mette in ginocchio Parigi, e un’esplosione al Bataclan – locale gettonato dai giovani dove è in corso un concerto – uccide 90 persone.

Nel corto che prende il nome proprio dal locale in cui si è consumata la tragedia, Aldrovandi va oltre la condanna dell’atto terroristico e ragiona – portando anche a noi farlo – sul rapporto tra vittima e carnefice. «Quando ci opponiamo alla violenza del terrorismo – si legge nella scheda di “Bataclan” – qual è il modello di società che stiamo difendendo? Vogliamo tutti essere liberi, ovviamente, ma in cosa consiste la nostra libertà?».

Nel corto una ragazza francese va in un commissariato per denunciare il fratello Jamil, che a suo dire è coinvolto nell’organizzazione degli imminenti attentati allo Stade de France e al Bataclan, ma l’atteggiamento della poliziotta non è quello che lei si aspetta. Partendo da un fatto di cronaca che tutti conoscono e che si è indelebilmente segnato nella storia recente e sulla nostra pelle, le due protagoniste del film portano gli spettatori all’interno di una riflessione archetipica sui fondamenti della nostra società. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA