Il sogno a Reggiolo, poi il sisma La rinascita al Caffé Arti e Mestieri

REGGIOLO. Quando il terremoto del 2012 ha messo in ginocchio la Bassa reggiana, anche il ristorante “Il Rigoletto” di Reggiolo ha dovuto chiudere i battenti. Prima momentaneamente, poi per sempre.

La famiglia D’Amato, che dal 1996 gestiva la storica locanda nella splendida Villa Manfredini, edificata dai Conti Cattanei-Facchini nel XVII secolo, ci ha provato con tutte le sue forze, ma cene, pranzi e iniziative per raccogliere fondi non sono bastati a ripartire. Il progetto era quello di ristrutturare la seicentesca villa, ma nell’attesa di riuscirci lo chef Gianni D’Amato, la moglie Fulvia Salvarani e il figlio Federico avevano inaugurato “Il Rigolettino”, una saletta all’interno dell’ex hotel Nabila.


Nel 2013 arriva la decisione di trasferirsi in centro a Reggio, nel magnifico palazzo di via Emilia San Pietro, 14. «Non sarà un Rigoletto 2 – aveva spiegato D’Amato alla vigilia dell’inaugurazione – il Rigoletto rimane un’esperienza unica, destinata a continuare. Qui a Reggio proporremo un menù sempre di qualità ma con prezzi più contenuti per andare incontro a una richiesta diversa. Ogni locale presuppone un approccio ad hoc».

Negli anni la sua filosofia non è cambiata. Era il 2004 quando, intervistato dalla Gazzetta di Reggio, spiegava: «Attraverso la cucina cerco di esprimermi, di trasmettere il mio gusto e la mia sensibilità. Sono pignolo – ammetteva – intransigente, non sopporto il compromesso. Amo la tradizione, la storia di ogni ingrediente così come sono attento a ogni innovazione della tecnologia. La mia cucina mi rappresenta e io, attraverso di essa, cerco di dire solo le cose in cui credo. Non sempre è possibile farsi capire, ma se ci sono riuscito non può che farmi un gran piacere». —



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