Tornano i Dumbo Gets Mad «Non è musica psichedelica»

Luca Bergomi della band reggiana presenta il nuovo “Things Are Random and Time Is Speeding Up” e parla semplicemente di pop: «Ma per qualcuno siamo un gruppo di nicchia» 



REGGIO EMILIA. Di nuovo in pista, per coltivare nel migliore dei modi la passione di sempre. Alcune settimane fa è uscito “Things Are Random and Time Is Speeding Up”, ultimo disco della band reggiana dei Dumbo Gets Mad, progetto creato oltre un decennio fa da Luca Bergomi e proseguito fra lavori realizzati in buona parte in solitudine e tour in cui invece si aggregano altri musicisti della nostra zona. L’ultima esperienza dal vivo è stata particolarmente rocambolesca: i Dumbo Gets Mad hanno iniziato un giro di concerti negli Stati Uniti proprio nei primi mesi del 2020. La tournée è stata interrotta a metà con l’espansione dell’emergenza pandemica, e anche il rientro in Italia non è stato dei più semplici, fra ritardi, assenza di informazioni e l’incertezza di quel periodo così complesso. Adesso si torna alla musica registrata con “Things Are Random and Time Is Speeding Up”, quarto album in lungo della formazione. A parlarne è l’autore unico Luca Bergomi, oggi sound designer e compositore che ha collaborato con Versace, la Bbc, Hugo Boss, Missoni e la Milan Fashion Week. La produzione è in linea con la proposta a metà fra pop, sperimentazione e psichedelia che da sempre caratterizza i Dumbo, con brani cantanti in inglese. Il titolo, “Le cose sono casuali e il tempo sta accelerando”, sembra uno specchio del periodo, anche se in realtà l’ispirazione è più complessa: «È un disco assolutamente lontano dai tempi in cui viviamo – spiega Bergomi – la stesura dell’intero disco è iniziato 4, 5 anni fa, è un processo non legato al periodo. Parte da domande che mi faccio, su mie riflessioni: mi chiedo se in generale sto e stiamo facendo la cosa giusta. È una domanda che tutte le persone nella loro vita si fanno, e la risposta non è mai oggettiva».


La realizzazione pratica del disco è stata curata interamente da lei, con piccolissimi coinvolgimenti degli altri musicisti che fanno parte della formazione dal vivo.

«Faccio tutto da solo, ci metto molto tempo, con calma, mi piace seguire ogni dettaglio. Col tempo ho imparato a suonare un po’ di tutto, è un procedimento lento in cui mi trovo bene. A parte qualche rara linea, che magari gli altri componenti suonano e poi ritocco, è tutto realizzato da me».

E qual è il risultato?

«Per me è musica fruibile, musica pop ma capisco che può essere una visione particolare: altre persone approcciandosi a disco potrebbero trovarci comunque una sua bellezza. So che non è la musica che si sente tutti i giorni, ma alla fine va bene così, faccio quello che voglio fare, mi piace però condividere queste riflessioni».

La parola spesso usata per i Dumbo Gets Mad è psichedelia.

«Non mi ritrovo più tanto, anche se, lo ripeto, questo è solo il mio punto di vista. Per me è pop, musica che ascolterei tutti i giorni, per qualcuno è musica di nicchia...».

Progetti?

«Io compongo per lavoro, come sound designer per la pubblicità e la tv, quindi quotidianamente mi confronto con la musica e quando ho una collezione di pezzi che mi soddisfa esco. Nel lavoro ho scadenze, la band è una passione e mi piace prendermi i miei tempi. Al momento non vediamo l’ora di riprendere il tour Usa». —

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