La musica nei lager della Grande Guerra tra documenti inediti e ascolti inaspettati

È il tema della conferenza (su Zoom) condotta da Carlo Perucchetti fondatore del Centro Studi Musica e Grande Guerra

REGGIO EMILIA. La musica nei campi di prigionia della Prima Guerra Mondiale. Questo è il tema della conferenza organizzata per lunedì 26 aprile alle 21 (collegamento online su Zoom), dal Centro Studi Musica e Grande Guerra. Protagonista Carlo Perucchetti, sindaco di Sant’ILario, musicista e fondatore del Centro Studi, impegnato da decenni nell’approfondimento della storia musicale della Grande Guerra: una passione scaturita dal fatto che il nonno, Giuseppe Denti (1882-1976), pittore e musicista, fu internato nel campo di Celle dopo Caporetto, e lì dipinse e compose varie opere musicali.

Le sue ricerche si intrecciano da tempo con quelle condotte a livello europeo da numerosi altri studiosi, appassionati e associazioni concertistiche che condividono il medesimo campo di studio, alla scoperta delle storie musicali della Grande Guerra. Sarà una presentazione ricca di immagini (in gran parte documenti inediti e straordinari, che attestano la difficile, ma effettiva sopravvivenza dell’arte nei lager) e ascolti di musiche composte e/o eseguite nei campi di prigionia. Fra questi si vedranno i casi dei campi di Mauthausen, Ruhleben e soprattutto del lager di Celle, a poche decine di chilometri da Hannover, uno dei più grandi lager per ufficiali della Germania della Grande Guerra. Costruito prima della guerra nella zona militarizzata di Celle, il lager fu completato con il lavoro forzato dei primi prigionieri russi alla fine del 1914; vi furono internati fino alla metà di novembre del ’17 prigionieri francesi, russi, inglesi e belgi. Dalla fine dello stesso mese furono concentrati (in 13 mesi) 2.910 ufficiali italiani (di cui 1.333 aspiranti) e un centinaio di soldati adibiti ai servizi, tutti catturati dopo Caporetto: vi sarebbero restati fino ai primi di gennaio 1919.


I prigionieri si trovavano di fronte a un mondo “altro”, una città cupa e triste, fatta di baracche allineate in ordine rigoroso, circondate da un recinto di filo spinato, e controllate notte e giorno dalle guardie in un regime di detenzione molto duro. Le strade per giungere a Celle, dopo giorni di sofferenza, erano lunghe e tortuose e parevano non finire più. Nei primi quattro mesi di prigionia gli internati dovettero fare i conti con il freddo, la fame, il senso deprimente della sconfitta e l’abbandono totale da parte dello Stato italiano.

Dalla metà di marzo 1918 incominciarono ad arrivare i pacchi di cibo e di indumenti confezionati dalle famiglie e gli ufficiali (che non erano costretti a lavorare a differenza dei soldati) riuscirono in buona parte a salvarsi. Con l’allentamento della fame, si sviluppano nel lager varie attività artistiche mirate tutte a far meglio trascorrere il tanto tempo a disposizione e a recuperare la propria identità intellettuale. In realtà fu una minoranza di prigionieri a partecipare ad attività artistiche, ma questi erano motivati in grado di coinvolgere altri.

I più acculturati, come Camillo Corsanego, Bonaventura Tecchi e Guido Sironi favorirono la nascita spontanea di una sorta di “università del lager”: in questo modo molte discipline e arti furono riprese e coltivate da professionisti e dilettanti. Nacquero giornali come L’Organo diretto da Giuseppe Sciaino e L’Attesa diretta da Guido Sironi; si progettarono cicli di conferenze su argomenti di ogni tipo (compresi corsi di lingue); nacque la biblioteca del lager. Cellelager internò – fra gli altri – Carlo Emilio Gadda, il pittore faentino Francesco Nonni, Bonaventura Tecchi, Angelo Rognoni, Guido Sironi, Mario Squartini e inoltre il reggiano Angelo Ruozi Incerti poi ingegnere civile del Comune di Bibbiano, fu disegnatore e abilissimo caricaturista, autore di commedie teatrali come Sandrone Soldato ovvero Per la più grande Italia; con l’amico Giuseppe Denti, lasciò una ricca documentazione pittorica riguardanti il lager.

La conferenza si articolerà come un racconto musicale denso di ascolti e corredato da alcune delle tante opere figurative prodotte dai prigionieri, in particolare dopo Caporetto. L’evento è gratuito e su prenotazione; per ricevere il link con cui collegarsi: cellelager@gmail.com.

Per approfondire la storia del lager di Celle: https://cellelager.com/ —

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