È morto a 81 anni il pittore-scultore Nerone. Era stato in gioventù l’autista di Ligabue

Gli esordi “selvaggi” negli anni Settanta, poi l’evolversi fra surrealismo e informale. Il ricordo di Tota e Sgarbi: «Un grande»

GUALTIERI. Alla soglia degli 82 anni è morto ieri pomeriggio il pittore Sergio Terzi, in arte Nerone. Sofferti i suoi ultimi giorni a causa della malattia senile che l’aveva aggredito: due settimane di ricovero in ospedale a Guastalla, poi il trasferimento nella casa protetta di Luzzara dove ieri, intorno alle 18 è spirato. Lascia il figlio Mauro (la moglie è deceduta anni fa) e cinque fra fratelli e sorelle. Viveva da anni a Gualtieri.

Periodi e cicli


Alle spalle di Nerone un’esistenza dura, complice l’alcolismo poi vinto grazie ad una vocazione artistica che avrà i suoi esordi da autodidatta negli anni Settanta per successivamente evolvere la produzione dall’istinto “selvaggio” in periodi e cicli, fra surrealismo ed informale, con una notorietà ampliatasi sino ad approdare al mercato internazionale, complice l’apprezzamento di noti critici e un’importante mostra a New York nel 1996.

Nerone era nato il primo agosto 1939 in una famiglia poverissima di Villarotta con un padre violento ed alcolizzato e con il dovere di dover mantenere i suoi sette fratelli, poi la dipendenza dall'alcol e lo sbocciare del suo percorso artistico che nasce quasi per caso vedendo dipingere Antonio Ligabue, che lo salvava da una fine quasi certa.

L’incontro con “toni”

La vicenda umana e artistica di Nerone si era infatti intrecciata con quella di Ligabue, nel periodo in cui Terzi assunse il ruolo di autista del pittore, ma la passione per l’arte lo contagiò solo diversi anni dopo. Come tutti i più grandi artisti, egli creò uno stile pittorico personale diverso dal “maestro”. Ligabue usava gli animali come supporto alla sua arte mentre Nerone diveniva il cantore dei vinti della vita. Nelle sue tele dipingeva il dramma di quella parte di genere umano che subisce barbarie talmente incomprensibili, da non riuscire a reagire. Pittura e scultura, ma anche la letteratura in quanto Nerone ha prodotto una ventina di libri che trattano argomenti sociali e alcuni anche autobiografici.

«Un amico di talento»

«Ho perso un vero amico – commenta commosso Augusto Agosta Tota, presidente della Fondazione Antonio Ligabue – con cui ho trascorso la giovinezza. Ho sempre creduto in lui come artista, nel suo talento, curandone importanti mostre, l’ultima nel 2020 alla Casa del Mantegna a Mantova, con il ciclo sulll’Orlando Furioso. Ci ha lasciato un grande creativo».

«Senza mediazioni»

Il critico d’arte Vittorio Sgarbi è sempre stato un estimatore di Nerone: «Ha voluto rispondere di ciò che ha fatto e di ciò che pensava sempre in prima persona – così Sgarbi si era espresso a Mantova, ragionando sul percorso del pittore – artisticamente e psicologicamente senza accettare alcuna mediazione. In questo modo ha inteso superare i limiti dell’esperienza di Ligabue: l’arte di Nerone ha avuto come interpreti privilegiati intellettuali colti, e ha preso coscienza di se stesso, della sua storia, della sua arte, del suo ambiente come nessuno potrebbe fare dei propri lavori. Non deve niente a nessuno». —

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