L’eleganza e l’enigma nelle opere di Amedeo Modigliani

Focus per approfondire lo stile dell’artista. Il ritratto come unico mezzo d’espressione 

REGGIO EMILIA. Tutto di Amedeo Modigliani affascina: l’inconfondibile pittura, la storia da bohèmien nella mitica Parigi degli anni Dieci, la bellezza rimasta intatta nonostante la malattia, infine la morte precoce - avvenuta nel gennaio 1920 a 35 anni- e a distanza di due giorni quella della sua innamorata Jeanne Hébuterne che non reggendo al dolore, si getta dalla finestra per poi essergli accanto per sempre al cimitero di Père Lachaise.

Al pittore livornese la Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo dedica fino al 18 luglio la mostra “Amedeo Modigliani - Opere dal Musée de Grenoble”: mostra che sarà visibile non appena il governo consentirà l’apertura dei musei. Al centro dell’esposizione il dipinto Femme au col blanc, olio su tela del 1917, raffigurante Lunia Czechowska, la modella preferita, moglie dell’amico d’infanzia di Léopold Zborowski, mercante d'arte e mecenate di Modigliani, e cinque ritratti a matita di personaggi della capitale francese degli anni Dieci, dove egli fu al centro della scena artistica, al tempo all’avanguardia internazionale. Intendimento degli organizzatori - dal bel racconto di Stefano Roffi - far chiarezza, trovare nuovi legami e suggestioni nella poetica pittorica del pittore per il quale il ritratto rappresenta l’unico veicolo d’espressione possibile della sua creatività, il vitale strumento di esternazione dell’ansia, profondamente umana, d’intrecciare uno scambio relazionale con altri esseri. E in merito allo stile, quei volti malinconici da cui trapela una passione per l’anima dell’individuo che ritrae spesso con occhi spenti secondo Roffi - tutto questo è scritto nel curatissimo catalogo - Modigliani parte da lontano dalla profonda fascinazione per l’essenzialità stilistica della tradizione trecentesca e quattrocentesca senese.


«Da qui elabora una concezione assolutamente originale del ritratto – scrive Roffi – tenendo conto anche dell’insegnamento di Paul Cézanne e delle maschere africane». Per sottolineare queste influenze, importanti esempi della pittura senese e cézanniana vengono accostati in mostra ai lavori di Modigliani. Inoltre s’intende dar rilievo all’aspetto più affascinante dell’opera di Modigliani: il suo talento introspettivo, che gli permetteva di portare a espressione le qualità più intime della persona, trasformando ogni singolo ritratto in una sorta di specchio interiore. Tra questi - inconfondibili per i tratti delicati, i colli affusolati ed eleganti - la Femme au col blanc è uno dei più rappresentativi . «Pur utilizzando un linguaggio moderno – aggiunge Stefano Roffi – egli non dimentica mai la tradizione italiana; l'ideale femminile con il collo lungo era stato vagheggiato e dipinto da altri grandi artisti del passato, uno fra tutti, il Parmigianino, con la sua Madonna dal collo lungo dipinta fra il 1534 e il 1540».

Nel catalogo anche l’intervista di Aldo Santini a Lunia Czechowska, pubblicata da “Il Tirreno” nel 1990 quando lei aveva 97 anni. «Dipingeva – racconta Lunia – in maniche di camicia e con una tale violenza che, all’ultima seduta, la tela gli cadde sulla testa, nel momento in cui si chinava in avanti per scrutarmi meglio. Io saltai dalla sedia, spaventata. Confuso, Modigliani mi sorrise con dolcezza e cominciò a cantare delle canzoni... La tela finì per cadere sul pavimento. E sul pavimento c’era un fiammifero di legno bruciacchiato. Il dipinto era freschissimo, è logico, e il fiammifero si attaccò al quadro. Modigliani non volle toglierlo. C’è ancora». —

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