«L’amore per Dante? Un dono di mio padre»

Marco Martinelli, drammaturgo e regista, ospite della Luc con il suo libro dove fa dialogare il Due-Trecento con il Novecento 

REGGIO EMILIA. «Il mio intervento sarà incentrato sul libro “Nel nome di Dante” pubblicato due anni fa” (edizioni Ponte alla Grazie) in cui intreccio riflessioni sulla figura del grande poeta alla biografia di mio padre Vincenzo: reggiano puro sangue, poi adottato dai ravennati».

A parlare è Marco Martinelli, drammaturgo e regista, cofondatore e codirettore artistico, con Ermanna Montanari, del Teatro delle Albe di Ravenna che sarà ospite alla Liberta Università del Crostolo oggi, lunedì 12 aprile, dalle 15,30 alle 17 parlando appunto in streaming de “Nel nome di Dante: la Divina Commedia e il teatro” (collegamento dal sito della Luc).


«È stato mio padre – racconta Martinelli – a darmi in dote l’amore per Dante. Intrecciando i due aspetti ne è venuto fuori un libro singolare che mi ha portato a ragionare sul mio passato. Anch’io sono nato a Reggio Emilia, poi sono sceso lungo la via Emilia per arrivare in Romagna. Mi preme sottolineare che la Commedia non è un esercizio letterario, ma è un lavoro da prendere sul serio perché guarda alla nostra stessa vita: in essa c’entra l’esperienza di vita e di morte, fin dall’inizio: dalla selva oscura che è proprio la selva in cui si è perso, il luogo della paure, in cui compare l’uomo oppresso dai suoi fallimenti».

Nell’approfondire questa passione Marco Martinelli sottolinea il modo aperto trasmessogli dal padre, attraverso il quale è nata anche la curiosità verso la storia, l’interesse per le vite altrui, un senso alto della politica. Infatti l’autore affianca alle parole del poeta e ai racconti sul suo tempo memorie più personali ed eventi più recenti, più contemporanei scontri tra Neri e Bianchi, facendo dialogare il Due-Trecento con il Novecento in una rilettura della Commedia. Il libro tra l’altro rappresenta un pezzetto importante del lavoro sulla Commedia che Martinelli sta realizzando a Ravenna: una messa in scena corale del poema in versione teatrale che coinvolge centinaia di cittadini.

«Vi lavoro da cinque anni a questa parte con Ermanna Montanari; nel 2017 abbiamo messo in scena l’Inferno, nel 2019 il Purgatorio e quest’anno il Paradiso. Il fatto è, che non stiamo parlando di un’opera antica ma è assolutamente nostra contemporanea in quanto descrive il viaggio dall’oscurità alla luce che è il desiderio di ogni esser umano. Alla base di questa convinzione è nato il progetto che prevede gli attori ma anche un coro di cittadini, per il quale abbiamo organizzato una “chiamata pubblica”. Gli spettacoli hanno funzionato ogni volta e la partecipazione è stata puntualmente altissima, decisamente inaspettata e chi ha aderito l’ha fatto con molta gioia e con altrettanta soddisfazione».

Sempre dedicato a Dante Alighieri, Martinelli ha realizzato “The sky over Kibera”, un vero e proprio film che racconta la “messa in vita” della Divina Commedia nell’immenso slum di Nairobi, Kibera, dove il regista ha lavorato con 150 tra bambini e adolescenti, reinventando il capolavoro dantesco in lingua inglese e swahili. —

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