Giordano: «Obiettivo fare di nuovo vivere gli anni magici di Peppone e Don Camillo»

Il regista di Como pronto a girare un film-documentario: «Sono cresciuto in una casa dove questi film erano di casa» 

Andrea Vaccari

BRESCELLO. Fare emergere le sensazioni che si respiravano in paese in quegli anni magici, le curiosità e gli aneddoti legati ai film con Fernandel e Gino Cervi che hanno reso Brescello famoso nel mondo. Questo l’obiettivo del documentario che ha in mente Davide Giordano – dal titolo “Don Camillo e Peppone 60 anni dopo” – 36enne filmaker e regista di Como grande appassionato della saga che ha per protagonisti il parroco e il sindaco più famosi d’Italia. Insieme al suo team composto da cinque persone in totale, Giordano – in arte conosciuto come Davide Oryon – vuole realizzare un documentario storico professionale con scene prese dagli archivi storici, interviste ai personaggi e ai paesani del tempo, che per anni hanno vissuto all’interno di un set a cielo aperto, oltre a scene di backstage e altre curiosità. La produzione richiederà una decina di giorni di riprese fra Brescello e Roma, oltre a diversi mesi per la ricerca di materiale inedito dei set, montaggi e postproduzione.


Regista professionale e figlio d’arte, Giordano ha realizzato diversi documentari e cortometraggi, oltre 300 video musicali e di recente si è classificato terzo in un concorso che mirava a promuovere il turismo in Lombardia dopo la pandemia.

Giordano, da dove nasce questa passione per Don Camillo e Peppone?

«Sono cresciuto in una famiglia in cui questi film erano di casa. Ogni volta che passavano in televisione non ce li siamo mai persi e mi sono sempre rimaste in testa scene e battute di ogni pellicola. Alcuni anni fa venni a Brescello in visita, e ho avuto modo di toccare quanto è stato fatto per tenere in vita i ricordi di quegli anni, grazie ai musei e all’attività turistica. Qui, ho avvertito la sensazione di voler fare un qualcosa di più per riportare alla memoria quei mitici tempi e allora ho iniziato a pensare alla realizzazione di un documentario».

Da quanto tempo ha in mente questo progetto?

«Le ricerche sono iniziate nel 2017, ho avuto modo di verificare che tanti attori che hanno preso parte ai film sono ancora viventi, tra cui alcune comparse. A quei tempi ottenemmo anche un patrocinio gratuito da parte dei commissari che gestivano il Comune di Brescello e ci siamo dati da fare per cercare anche spezzoni di film da poter utilizzare, anche se non è semplice perché i diritti (detenuti da Mediaset, ndr) costano cari. A Cinecittà dovrebbe essere presente ancora qualche pezzo originale delle scenografie. Vorremmo realizzare questo lavoro una volta finita l’emergenza sanitaria, non ci piacerebbe dover registrare video e interviste con le mascherine».

Da anni quello di Don Camillo e Peppone è un filone molto battuto. Come trovare qualcosa di inedito?

«Vorrei dare alla gente le risposte sulle curiosità che ho e sulle domande che mi sono sempre fatto in questi anni. Sicuramente gli aneddoti più bizzarri ma in particolare le emozioni di chi ha avuto una parte in un pezzo importante della storia del nostro cinema».

Un’idea allettante ma che sembra anche dispendiosa.

«Proprio per poter sopperire alle spese di produzione, vitto e alloggio e acquisto delle immagini storiche abbiamo anche aperto una campagna di donazioni sul portale numero uno nel settore, Go Fund Me. Ci siamo prefissati di provare a raccogliere 15mila euro per sostenere i costi necessari, abbiamo una gran voglia di riprendere in mano questo progetto. Lo avremmo fatto anche prima, ma la pandemia ci ha rallentato. È un progetto che mi sono imposto di portare a termine, in qualsiasi modo». —

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