Zona lettura, un podcast dedicato ai libri: «Tutto è nato dall’esigenza di condivisione»

L’ideatrice è la reggiana Ludovica Scaramuzzino, 30 anni: «Voglio trasmettere il concetto che leggere è divertimento» 

REGGIO EMILIA. Non solo un podcast dove ascoltare la recensione di un libro, ma un centro culturale virtuale dove trovare il libro giusto per sé. “Zona Lettura” è questo e molto altro: si tratta del nuovo podcast, presente su tutte le principali app di podcasting (Spotify, Spreaker e Apple Podcast, ecc.) ideato e realizzato dalla reggiana Ludovica Scaramuzzino, 30 anni, diplomata al Liceo scientifico Moro che ora si occupa del settore commerciale in un’azienda reggiana. Ma soprattutto è perdutamente innamorata della lettura: amore che l’ha spinta a mettersi al lavoro per creare qualcosa «ideato per avvicinare alla lettura, per stimolare alla riflessione, per approfondire temi di interesse letterario e per consigliare nuovi titoli a chi è in cerca di novità», come da descrizione sui profili social.

Com’è nato “Zona Lettura”?


«Era un’idea che avevo in mente da un po’ e mi son data un mese per realizzarla. Essendo circondata da persone che ascoltano podcast, ed essendo io per prima un’ascoltatrice, ho sentito l’esigenza di condividere con qualcun altro un’attività che compio da sola, creando un momento di condivisione: parlare di libri che voglio consigliare (non recensisco libri che non mi sono piaciuti) e fornire l’opportunità di conoscere titoli di cui non si era ancora sentito parlare. Non commento infatti i grandi classici, bensì titoli “di nicchia” che meritano di essere conosciuti. Un tipo di servizio che sarebbe piaciuto a me ricevere, ecco».

Quando ha scoperto la passione per la lettura?

«Fin da piccola: in casa mia c’erano pochi giocattoli ma moltissimi libri, assieme ad un’assidua frequentazione della biblioteca. Ho iniziato con collane per ragazzi: mi sono letta quelle più da “maschiaccio” e poi quelle più “romantiche”, da ragazzine. Ho spaziato su tutti i generi possibili e ho sempre cercato di esplorare».

Aveva conoscenze tecniche su come si realizzano i podcast?

«No, né conoscevo qualcuno che li facesse. Ho dovuto capire come procedere un po’ tramite dei tutorial su internet, un po’ grazie a Gabriele, il mio compagno, la cui voce è presente al termine di ogni puntata, a suggello della nostra sinergia. Mi sono dovuta studiare il funzionamento di un programma di audio editing e caratteristiche dei file audio che ignoravo. Diciamo che per ogni episodio di 10 minuti vi sono almeno 30-40 minuti di editing».

Il format degli episodi dalla durata di dieci minuti è un punto a favore: permette la fruizione dell’ascolto in qualsiasi momento della giornata.

«Sì, ho cercato podcast simili ma non ne ho trovati: vi sono quelli che introducono in un paio di minuti 3 libri appena usciti, senza approfondirli, altri invece riempiono le puntate di interviste varie che rendono un po’ noioso l’ascolto. Io desideravo qualcosa che avesse densità maggiore di contenuti in un tempo ridotto, perché lo potessero ascoltare tutti e in qualunque tipo di tragitto».

La sua formula è quella di un’analisi introspettiva del libro di cui parla?

«Cerco di focalizzarmi su 3-4 punti per episodio: fornire un minimo di informazioni sull’autore e sulla trama, perché l’analisi sia più oggettiva possibile, senza possibilità di manipolazione personale. Prima di iniziare lo script della puntata mi documento, in quanto non voglio offrire un’interpretazione strettamente personale; desidero essere il più possibile imparziale perché tutti possano trarre le loro conclusioni. L’impostazione non è quella del “mi è piaciuto perché”, ma di argomentare al fine di estrapolare quei valori che possano essere condivisibili».

Alla base quindi vi è una ricerca dell’essenza di un romanzo.

«Sì. L’obiettivo è quello di fornire una chiave di lettura: la capacità critica per il lettore di comprendere ciò che andrà a sfogliare, o comunque tutti gli elementi per decidere in autonomia se quel romanzo può essere adatto a sé; in terza battuta fornirgli una visione di confronto tra la mia e la sua, una volta che avrà completato la lettura dell’opera».

Autori e temi trattati come vengono scelti?

«Voglio essere il più inclusiva possibile: sto cercando di selezionare autori di diversa nazionalità, cultura, etnia ed orientamento sessuale. Quanto agli argomenti, desidero variare in tutti i generi, magari anche sfociando sulla saggistica, non solo esclusivamente sulla narrativa. Non dev’essere un podcast elitario o dedicato solo ad una certa categoria di lettori».

E la scelta delle musiche di sottofondo?

«Ho dovuto cercare musica libera da diritti d’autore, mentre il blues iniziale me l’ha composto e suonato Gabriele: desideravo avere un brano originale, che esprimesse la nostra interazione».

Progetti a breve scadenza??

«Innanzitutto partecipare all’annuale Festival dei Podcaster, ottima vetrina per farsi conoscere anche come emergenti».

Ha qualche consiglio da dare a chi passa più tempo sullo smartphone che sui libri?

«Innanzitutto quello di controllare quanto tempo passano al telefono: vi sono app che rilevano tale dato. Quando ci si accorge del tempo passato sullo smartphone si comprende che magari su 3-4 ore si potevano impiegare 2 ore per fare altro, tra cui, magari, leggere un buon libro. Può essere un bel modo per ricalibrare l’uso del proprio tempo. Quanto all’approccio alla lettura, ricordiamo che come tutte le attività va allenata, richiede un po’ di costanza. Non dev’essere pensata come un qualcosa di lontano, difficile o impegnativo, come può essere a volte lo studio. Dev’essere un divertimento, senza assilli di dover dimostrare qualcosa, raggiungere uno scopo o fare qualcosa di arduo. La deconcentrazione può arrivare, è giusto assecondare anche i flussi di pensieri che arrivano mentre si legge: la lettura d’altronde deve rappresentare un momento di relax e libertà assoluta. Bisogna trovare il libro giusto: per questo cerco di diversificare i libri di cui parlo affinché l’ascoltatore possa trovarlo». —

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