Oggi Silvia Avallone ospite della Luc per parlare di amicizia

È il filo rosso che attraversa puntuale tutti i suoi romanzi: «Un rapporto che ci fa capire chi siamo davvero» 

Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. Gentile, dolce, affabile come un personaggio d’altri tempi, Silvia Avallone, Premio Campiello 2010, ritorna sul suo tema prediletto l’amicizia che come un filo rosso attraversa i suoi romanzi: ne parlerà anche oggi pomeriggio alla Libera Università del Crostolo (Luc). L’incontro è in streaming a partire dalle 17.30 (per collegarsi le indicazioni sono sul sito della Luc). L’ultimo suo romanzo uscito per Rizzoli nel novembre scorso, che è in corso di pubblicazione in 14 Paesi, s’intitola proprio così, “Un’amicizia”. «Durante l’adolescenza, l’amicizia è come un enorme serbatoio di possibilità – ci ha spiegato la scrittrice piemontese – perché da ragazzi si oppone ai legami famigliari per farti capire chi potresti essere; ti fa guardare alla persona che tu desideri diventare. L’adolescenza tra l’altro è come una seconda nascita; è attraverso la diversità con l’amico che capiamo quali sono le nostre vere opportunità che diventano i presupposti per diventare noi stessi».


La Avallone a cui nel giugno 2019 è stata conferita la “Medaglia Petrarca” per la categoria Arts and Humanities per essersi distinta in qualità di ex studentessa dell’Università di Bologna in ambito letterario, approfondisce ulteriormente il tema in relazione all’adolescenza in quanto l’amicizia resta quel rapporto speciale «in cui non viene chiesto il giudizio, o addirittura il possesso ma si accompagna al sentimento di libertà, diversamente dai rapporti famigliari spesso possessivi se non oppressivi. Inoltre l’amicizia femminile è ancora più speciale in quanto la nostra cultura presenta purtroppo ancora degli stereotipi del tipo “la fidanzata di...”, “la moglie di…”: tutte situazioni che esaltano la dipendenza, mentre in amicizia ci alleniamo all’indipendenza perché siamo noi stesse». Altro tema, approfondito nel suo percorso di scrittrice, è quello legato al buon uso dei social all’interno di una società sempre più dipendente da essi ne senso che non vengono usati come mezzo al servizio delle nostre vite e passioni, ma come fine facendo a gara a chi ha più follower. «Durante il lockdown sono stati un mezzo efficace che mi hanno permesso di tenere i contatti con i lettori e poter organizzare degli incontri come quello della Luc. Certo che questa pandemia ci ha fatto provare un’incredibile esperienza di privazione creando uno spartiacque epocale. Lo scrivere, le parole mi hanno tenuto compagnia, ma certoè stata dura non potermi vedere con i miei genitori o correre liberamente al parco con mia figlia». —

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