Aterballetto vince il premio “Danza &Danza” con “Don Juan” come migliore produzione

La coreografia di Johan Inger è andata in scena anche a Parigi e Vienna. Cristoforetti: «Un percorso ricco di insegnamenti» 

Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. L’immagine che accompagna la buona notizia è quella dei danzatori di Aterballetto schierati sul boccascena che visibilmente radiosi ringraziamo il pubblico al termine dello spettacolo. Un’immagine che vorremmo però rivedere dal vivo e al più presto. Intanto la usiamo per annunciare che “Don Juan”, la nuova produzione della Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto, vince il premio Danza&Danza 2020, come miglior produzione italiana ex aequo con “Toccare-the White Dance” di Cristina Kristal Rizzo.


Firmato dal coreografo svedese Johan Inger il progetto coinvolge anche un parterre di teatri e festival di assoluto rilievo. Nonostante l’anno difficile, Don Juan ha debuttato nell’ottobre 2020 al Teatro Comunale di Ferrara con anteprima al Teatro Valli. «A dire la verità l’avventura del Don Giovanni è iniziata a Lione nell’aprile 2018, con a tavola Sveva Berti, Johan Inger e me, a discutere di possibili progetti futuri – spiega Gigi Cristoforetti direttore generale e della programmazione –. Quello spettacolo doveva essere fatto per la compagnia nazionale di Madrid, ma, alla fine della serata era diventato una produzione di Aterballetto. Impensabile, con il bilancio che avevo trovato arrivando. Ma devo dare atto alla città di Reggio e alla Regione Emilia-Romagna di non aver mai fatto mancare l'appoggio necessario. Inoltre ho trovato dei coproduttori che voglio citare, perché senza di loro non saremmo qui: Ravenna Festival, Festival Aperto, Sferisterio di Macerata, Teatro Regio di Parma, Festspielhaus di St. Poelten, Teatro del Veneto, Teatro Metastasio di Prato, Centro Teatrale Bresciano, Fondazione Cariverona con il Ristori di Verona, e i teatri di Ancona, Belluno, Vicenza e Legnago».

Si è arrivati così all’autunno del 2020 e l’incastro delle coincidenze (fortunate) lo ha fatto debuttare appunto a Ferrara (con un’anteprima al Valli per il Festival Aperto) per poi andare in scena a Parigi e Vienna «intercettando l’unica finestra temporale tra le chiusure: infatti al Teatro Nazionale di Chaillot, a Parigi, abbiamo inaugurato la stagione con la prima, e chiuso quella stessa stagione (che non si è ancora riaperta) con l’ultima nostra rappresentazione. Devo dire che è stato un percorso ricco di insegnamenti: dopo quell’esperienza penso che sia necessario rivolgersi a tutti i pubblici e con stili differenti. Era ciò che ci mancava, e oggi non ci si può più permettere l’orgoglio della nicchia, come un tempo. Ma certo al centro ci deve essere lo spettacolo di ambizione e dimensione massima, e ora ce l’abbiamo».

Cristoforetti quindi ripercorre lo spettacolo che oltre al pubblico ha colpito meritatamente anche la critica. Infatti il Premio Danza&Danza istituito nel 1987 viene assegnato ogni anno dai critici e giornalisti dell’omonima testata; il numero della rivista di gennaio/febbraio presenta i vincitori dei premi intitolati al fondatore del magazine Mario Bedendo. «Cosa mi colpisce di più del Don Juan? L’interpretazione. Naturalmente di Daniele Ardillo nel ruolo del titolo, ma in realtà di tutti. È il segno di una potente irruzione nell’oggi che altrimenti mi sarebbe mancata: saper raccontare, andare oltre il singolo linguaggio. In questo Inger ha dato alla compagnia una ricchezza di sfumature espressive che forse non aveva ancora. È incredibile, mi sorprendo a constatare che “Don Juan” non ha ancora potuto circolare quanto doveva, ma siamo già concentrati sulle nuove sfide che stanno cominciando». Cristoforetti racconta anche l’attuale lavoro in Fonderia in attesa della fatidica apertura. «Oggi è un cantiere creativo in quanto siamo impegnati simultaneamente a quattro nuovi pezzi di tre coreografi, che saranno montati in due spettacoli differenti con cast separati. Uno degli spettacoli potrà andare in scena in due città diverse contemporaneamente; pezzi di taglia medio/piccola, non faranno concorrenza al “Don Juan”, e ci apriranno altre porte. E continuiamo a lavorare alle MicroDanze, un progetto che ci unisce a Palazzo Magnani. Abbiamo vinto anche un progetto Europeo, con MicroDanze. Ma questa è un’altra storia, e presto la racconteremo. Per ora vi dico che la settimana prossima gireremo un breve pezzo in realtà virtuale, a 360°… Il futuro è già iniziato». —

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