È uscito “Talismani per tempi incerti” l’album di Vasco Brondi che parla reggiano

L’ultima tappa, fuori cartellone, del tour estivo è stata a Scandiano: con lui sul palco anche Massimo Zamboni 

REGGIO EMILIA. Prova a mettere su disco la sua toccante evocazione dei frutti più saporiti della cultura, delle lettere e della musica, il ferrarese Vasco Brondi.

Pochi giorni fa è uscito “Talismani per tempi incerti”, l’album che racconta l’omonimo spettacolo estivo allestito dal cantante e compositore, a lungo conosciuto come leader de Le Luci delle Centrali Elettrica. Una lavoro permeato di “emilianità” e pure di “reggianità”, nella scelta dei brani, degli interpreti e pure dei palcoscenici.


L’ultima tappa del tour, fuori cartellone, è andata in scena a Scandiano a inizio ottobre, in uno dei cinque eventi del progetto “Invisibili” allestito dalla Regione e dagli operatori emiliano-romagnoli per riportare l’attenzione su uno dei settori più penalizzati dalle chiusure e dalla poca chiarezza sui sostegni.

Il 9 ottobre in piazza Fiume, Brondi ha invitato i Tre Allegri Ragazzi Morti ad aprire il concerto prima di salire a propria volta sul palco con la sua band piano-chitarra-violoncello e con diversi ospiti, invitati a condividere i loro “talismani”. Fra di loro Massimo Zamboni, con cui Brondi ha realizzato “Anime galleggianti”, resoconto per parole e immagini del viaggio in barca sul Tartaro, uno dei canali padani che accompagnano dalla pianura al mare. Quella sera, Zamboni interpretò assieme a Brondi “Annarella”, uno dei brani più amati dei Cccp, e quella versione si trova oggi sul disco, come penultima traccia prima del bellissimo ringraziamento finale affidato a “Bello mondo” della poetessa Mariangela Gualtieri.

“Talismani per tempi incerti” ne porge parecchi altri, di omaggi alla cultura reggiana e in particolare al percorso Cccp-Csi di Giovanni Lindo Ferretti e di Massimo Zamboni. Il quarto brano è una bella interpretazione di “Cronaca montana”, canzone dei Pgr, i reduci dei Csi composti da Ferretti, Gianni Maroccolo e da Giorgio Canali, che di Brondi è stato il primo produttore, agli esordi ferraresi. “Cronaca montana” non perde smalto, con la sua immutata capacità di essere attuale e profetica. Gli inchini ai Csi proseguono poi con “In viaggio”, altro classicissimo arrivato direttamente dal debutto degli ex Cccp, “Ko de mondo”, gioco di parole che rimanda alla frazione cittadina al confine con Cavriago. Un salto all’inizio degli anni ’90, al momento di massimo splendore del rock nostrano.

Il trittico ferrettiano è completato dalla citata “Annarella”, fra i due pezzi vi è un altro pezzo di storia reggiana-modenese amatissima e conosciutissima, la cover di “Noi ci saremo”, ritratto di un futuro di apocalissi nucleari scritto da Francesco Guccini e reso celebre dai Nomadi. Brondi ha affidato questo gigante alla cantante romana Margherita Vicario, che già l’aveva affrontata nell’omaggio a Guccini curato da Mauro Pagani.

Un lungo incastro di citazioni e di richiami che mostra la passione e soprattutto la cultura musicale di Brondi, davvero un efficace miscelatore di suggestioni, di omaggi e di richiami a un passato altissimo.

Lo confermano la bella resa di un’altra profezia non da ridere, “Magic shop” di Franco Battiato, e il coraggio mostrato nel riprendere «una canzone intoccabile che invece tocchiamo», la meravigliosa “Smisurata preghiera” di Fabrizio De André e Ivano Fossati basata sui racconti dello scrittore colombiano Alvaro Mutis. Il congedo mondano di De André, ultimo brano dell’ultimo disco inciso, “Anime salve”, struggente invocazione «per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione».

Ritratto perfetto di questi mesi così complessi, unito ad altri quadri di malinconia scritti dallo stesso Brondi. Menzione speciale per “Qui” e per l’addio affidato a “Mistica”, oltre che alle letture di Erri De Luca e della Gualtieri, sistemate come apertura e chiusura. Ci sono talismani peggiori. —

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