L’orologiaio reggiano chiamato in Svizzera per restaurare i preziosi Audemars Piguet

Roberto Catellani ora lavora nel museo della blasonata azienda: «Gli orologi arrivano da collezionisti di tutto il mondo» 

CADELBOSCO SOPRA. Di mestiere Roberto Catellani, di Cadelbosco Sopra, fa l’orologiaio. Ma non un semplice orologiaio. Ammesso che sia un mestiere semplice, nel senso di comune. Roberto Catellani lavora in Svizzera – e già per quel genere d'impiego costituisce un valore aggiunto – inoltre svolge il suo lavoro alla Audemars Piguet, ovvero in una delle aziende più blasonate ed esclusive al mondo che si contende con la Patek Philippe il primato. E la competizione è serratissima. L’azienda, la cui storia ha inizio nel 1875, ha sede nella Vallée de Joux, una regione che batte il ritmo degli orologi complicati .

«Mentre lavoravo da Camparini e Borghi in città – racconta Catellani – e l’ho fatto per sedici anni, frequentavo nel 2002 dei corsi di aggiornamento in Svizzera per apprendere come riparare i meccanismi degli Audemars Piguet. Quell’azienda preferisce organizzare dei corsi piuttosto che ricevere gli orologi da riparare per l’alto costo dell’assicurazione che potrebbe essere anche di 1.000 franchi se arrivano dalla Cina; nei corsi si apprende a fare i restauri ma anche la complessa arte di ricostruire i pezzi».

Qui, durante uno dei corsi, la scoperta avvenuta alla Audemars Piguet. «Un giorno nei magazzini abbiamo individuato delle scatoline datate fine ‘800 di un legno particolare, bellissime, che custodivano i “campioni” di orologi antichi rivelatisi fondamentali per ricostruire nuovi pezzi di ricambio; queste scatole stavano per essere buttate via negli anni Settanta quando scoppiò la crisi del settore. Si tratta di orologi complicatissimi che suonano i minuti, i quarti d’ora e le ore con cinque toni diversi, sono stati studiati con l’Università di Losanna: sono le “grande sonnerie” i cui timbri di gong sono modulabili secondo le richieste: ad esempio gli orientali amano i suoni più acuti».

Fu a fine 2004 che Roberto ricevette l’invito a lavorare in sede dove per altro cominciò il 5 gennaio del 2005. «Ricordo il giorno in cui raggiunsi l’azienda: facevo fatica a camminare per la neve. Mi hanno “inquadrato” durante quei corsi dove hanno visto come riparavo gli orologi: ci vuole passione, pazienza e soprattutto la caparbietà di smontare più volte lo stesso pezzo». Entrato per aggiustare gli orologi al quarzo, ora è stato promosso nel reparto restauri del museo Audemars Piguet, un luogo di suggestiva bellezza inaugurato il 25 giugno scorso. L’edificio che prende la forma di un intreccio di spirali, è stato progettato dallo studio danese Big- Bjarke Ingels Group. «L’orologeria, come l’architettura, è l’arte e la scienza di infondere nei metalli e nei minerali energia, movimento, intelligenza e misura», ha detto l'architetto danese che ha progettato il museo. E una delle menti è proprio il nostro Roberto.

«Siamo in sette e sono l’unico italiano. Vi si riparano dai carica manuale, alle ripetizioni minuti e “grande sonnerie” passando per calendari perpetui ed equazioni del tempo. Quelli da restaurare provengono da collezionisti di tutto il mondo. Nel museo vi sono registri scritti a mano (tutt’ora vengono vergati a mano) dove viene indicato il numero di matricola, il modello e il primo acquirente, con le modifiche eventuali apportate all’orologio, che ci permettono di comprendere lo stato dello stesso all’origine. La cosa aiuta nel restauro visto che dopo alcuni decenni spesso riceviamo gli orologi in condizioni penose».

In occasione dei suoi primi dieci anni ha ricevuto questo bellissimo elogio dalla blasonata azienda svizzera: «Roberto è un vero appassionato d’orologeria, che rientra nel suo paese ogni week-end dalla sua famiglia. Durante la settimana s’impegna con una grande concentrazione ed è sempre pronto a dare il suo aiuto, per un servizio che è riuscito ad accrescere la qualità delle nostre riparazioni, oltre che a velocizzare i tempi di attesa degli interventi stessi». —

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