Un Natale diverso, anche a tavola

Sarà per molti il trionfo dei cappelletti acquistati e congelati e, per la vigilia, tutti in fila davanti a pescherie e gastronomie

REGGIO EMILIA. L’anno delle tradizioni da rompere e insieme da mantenere, degli esperimenti forzati, degli “incontri” a distanza. Natale in Italia è uno dei momenti di massima attività gastronomica, di pranzi e cene infinite in cui diverse generazioni si ritrovano e recuperano vecchie usanze. E i piatti delle proprie terre di origine prendono il sopravvento sulla modernità. Un cenone natalizio con decine di persone non è certo un evento raro, che si faccia in abitazioni private capienti o al ristorante. Le turbolenze del 2020 fanno crollare anche queste che credevamo solidissime basi, e certo questo non sarà un normale periodo festivo, neppure a tavola. Più che le ricette, cambieranno le modalità, di preparazione e di fruizione.

L’ASPORTO


Ci si potrà ritrovare solo in piccoli gruppi e tutti i locali saranno chiusi. Un problema non da poco per chi a Natale non vuole rinunciare a cappelletti in brodo di cappone e zampone ma non ha né il tempo né le competenze – svanite nei vari salti di generazione spesso e volentieri – per prepararsi in autonomia un menù della tradizione. Le strade sono due. Tanti ricorreranno all’aiuto esterno, rivolgendosi a gastronomie e ristoranti che in questi giorni stanno producendo a pieno ritmo piatti tipici, cappelletti in primis, pronti per essere ritirati. Più che la consegna o il ritiro dei piatti caldi direttamente nella giornata del 25 dicembre, la tendenza è quella di predisporre cibi quasi ultimati, a cui dare l’ultimo colpetto sul fornello di casa. Un modo da un lato per non impazzire e dall’altro per dare una mano a un settore che sta pagando un prezzo altissimo all’emergenza.

VIRTÙ DEL CONGELATORE

L’altra strada per chi voglia rimediare all’assenza di mamme e nonne è quella di rivolgersi ugualmente alla sapienza familiare, ma in anticipo e spesso a distanza. Chi può, farà incetta di sacchetti di pasta ripiena congelata, pronta per il brodo, molte altre persone hanno deciso di cimentarsi direttamente con i preparativi, chiedendo consigli costanti a chi da decenni tratta la materia. Fra un rimprovero e un’imprecazione, ci saranno cappelletti, tortelli e zuppe inglesi plasmate da mani nuove.

LE PORTATE

Senza il ritrovo collettivo e il viavai di parenti, è difficile immaginare che i pranzi e i cenoni abbiano il solito smisurato elenco di portate, con due o tre antipasti, bissati da primi, secondi, contorni, dolci al cucchiaio, torte, panettoni, “scachetti” e arance. Si punterà a spalmare il cibo nel corso del giorno, tanto dopo il grande pranzo non vi saranno né vasche in centro, né passeggiate in campagna né tantomeno giri per bar e locali sino a tardi. Al calar della sera, dopo essersi concessi un giretto, si dovrà tornare dentro casa, e a quel punto anche la cena – solitamente un pasto poco frequentato il 25 dicembre – tornerà di attualità. Tante pizze da asporto, certo, ma reimbandire a dovere la tavola è anche un modo per scacciare le malinconie e i timori.

LA VIGILIA

Muterà anche il cenone della vigilia, usanza che in tante famiglie è più importante del pranzo natalizio, e che in diverse zone della nostra provincia vede la prevalenza del pesce. Ma il pesce richiede lunghe preparazioni: un conto è mobilitare interi clan per dividersi impegni e spese, un conto è concentrarsi in proprio su manovre complesse e senza garanzia. Pescherie e gastronomie sono pronte per suggerimenti assortiti, e non solo. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA