Lo sguardo nostalgico di Adelmo Cervi nel docufilm “I miei sette padri”

Reggio Emilia, parte la campagna di raccolta fondi per finanziare il lavoro della regista Liliana Davì tra ricordi individuali e storia collettiva

GATTATICO. Il figlio di Aldo Cervi racconta i suoi “sette padri”. È partita la campagna di raccolta fondi digitali pensata per finanziare “I miei sette padri”, docufilm di Liliana Davì incentrato sulla figura di Adelmo Cervi, conosciutissima figura reggiana, figlio di Aldo, il più noto dei sette fratelli della banda di partigiani che si formò durante la seconda guerra mondiale e che venne giustiziata a Reggio Emilia alla fine del 1943. Il 28 dicembre di quell’anno i sette fratelli e il loro compagno di lotta, il guastellese Quarto Camurri, furono fucilati dai fascisti al poligono reggiano, nello stesso luogo dove un mese dopo vennero uccisi anche don Pasquino Borghi e altri partigiani. La campagna di crowdfunding attivata sul portale www.produzionidalbasso.com si concluderà non casualmente il 28 dicembre.

«Adelmo Cervi è un ex operaio militante, ma soprattutto è figlio di Aldo Cervi – racconta l’autrice Liliana Davì –. Anche Aldo, prima che partigiano, è stato un padre. Lo sguardo di Adelmo, nel libro “Io che conosco il tuo cuore. Storia di un padre partigiano raccontata da un figlio”, è intimo e privato, ed è proprio da questo sguardo, da questo libro e dal racconto del rapporto con un padre mai conosciuto, che nasce l’idea del film».


I protagonisti del documentario “I miei sette padri” sono Adelmo e gli altri familiari, impegnati in testimonianze che scandiscono il ritmo del lavoro, facendo scoprire la terra dei Cervi, tra Campegine, Caprara, Praticello e Gattatico, lungo la media pianura reggiana, «e i valori dell’infanzia vissuti in quella terra, così importanti e da preservare. Il tutto, immerso nel dolore di un ritorno impossibile e accompagnato da una nostalgia per ciò che mai è stato vissuto. La ricerca di Adelmo, di un senso e di un’appartenenza tra frammenti di terra e schegge di memoria, diventa quella dello spettatore in un cortocircuito di ricordi individuali e storia collettiva». Il documentario parte dalla casa padronale ai Campirossi di Gattatico, oggi sede dell’istituto Cervi, dell’archivio Sereni, del museo e delle tante iniziative che ogni anno vengono organizzate in memoria dei Cervi. Un casolare «dove davvero tutto è cambiato, tranne che la foschia autunnale, non molto diversa da quella del 1920».

Nel cammino, si prosegue lungo i sentieri percorsi dalla banda Cervi sull’Appennino, nella vallata del Secchia, nei luoghi della Resistenza, per poi continuare in quelli della prigione e della tortura prima della morte. Un scenario cupo, forse? «Il film – sottolinea Davì – non parla di abbandono. Il viaggio interiore ed esteriore dei suoi protagonisti è fatto di incontri, tracce, percorsi e ideali. Adelmo è da sempre impegnato nella difesa dei diritti, è a contatto con giovani, comunità e realtà. Attraverso un percorso fatto di mancanze e lacune, scopriremo tasselli di vita vissuta che, grazie all’eredità del passato, ai ricordi e alle reminiscenze, tornano ad essere memoria collettiva del nostro Paese, e oltre».

La campagna di crowdfunding, prevede premi diversi in base all’ammontare della donazione di sostegno. Si va dalla citazione nei ringraziamenti inseriti nei titoli di coda alla copia fisica e digitale ai manifesti con le locandine, per chiudere con la possibilità di organizzare proiezioni private. Per aderire basta visitare il sito www.produzionidalbasso.com e cercare “I miei sette padri”. È stata creata anche una pagina Facebook, “I miei sette padri”, con aggiornamenti sulla campagna. —




 

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