La Grande Quercia sulle colline reggiane testimone silenziosa della storia locale

“Arbor Vitae” è stato girato a Scandiano da una regista italo-americana con l’aiuto di un drone e di oltre cinquanta collaboratori locali

SCANDIANO. La grande quercia di Scandiano al centro di un documentario. Nelle scorse settimane la videomaker italo-americana Maria Cristina Giménez Cavallo ha lavorato a lungo nella collina reggiana per realizzare il proprio cortometraggio “Arbor Vitae” con oltre cinquanta collaboratori locali impegnati in vari ruoli fra attori, musicisti, cantanti e tecnici. Il suo lavoro è incentrato su una zona molto nota e molto amata dei colli che uniscono i territori di Scandiano e Castellarano, quello della Grande Quercia, l’albero centenario che domina le alture scandianesi.



Il concetto del film è di raccontare la storia dal punto di vista della pianta, storica “testimone” delle vicende locali.

«Le scene si susseguono come se fossero i ricordi dell'albero, mostrando alcuni momenti salienti di ciò che lei può aver osservato nelle diverse epoche che ha attraversato a partire dal tardo Rinascimento fino al giorno d’oggi. Si evoca la storia locale con la raccolta dell’uva e il lavoro nei campi, ma anche momenti storici come la seconda guerra mondiale, il movimento del Sessantotto, e il crescente sviluppo industriale», spiegano gli autori.

"Arbor Vitae" è stato girato con un drone in un piano sequenza di 15 minuti, una sfida complessa che il dronista Simone Bergamini è riuscito portare termini dopo molte difficoltà. Per quanto riguarda la colonna sonora, «come si evince alla fine, la musica è fatta di frequenze elettromagnetiche emesse dalla pianta stessa. In questo modo, oltre la voce fuori campo che riporta le immaginate riflessioni e impressioni della quercia, abbiamo la sua voce attuale, tanto magnifica quanto imperscrutabile».



Il film, continua la Cavallo, «vuole essere un inno alla natura innanzitutto, e alla vita umana in armonia con essa, ma l’intento è stato anche quello di incoraggiare la consapevolezza ecologica attraverso la soggettività dell’albero protagonista ed altresì di valorizzare le tradizioni e la storia dei nostri colli scandianesi attraverso le attività umane».

Questo è il terzo cortometraggio realizzato dalla regista che, anche se nata a New York nel 1992, si sente più emiliana dal momento che sua madre Jo An Cavallo la portava a fare il corso estivo in Rocca a Scandiano con la Columbia University.

«Si spera – continua la videomaker – di potere presentare questo corto in una proiezione a Scandiano l'estate prossima dopo avere partecipato ai concorsi di cinema che si potranno organizzare in questa fase così complessa».

Ad attività concluse, è il momento dei ringraziamenti da parte degli autori a tante figure note di Scandiano e di Castellarano, con la collaborazione artistica di Rina Mareggini e Franca Iotti, l'immagine di Simone Bergamini, i costumi di Tina Cucci, il suono di Beppe Dallari, l’aiuto del fotografo Michele Sensi, Massimo Frignani, Mirco Branca e Fabio Giacopini, il bel canto del Coro la Baita diretto da Fedele Fantuzzi, la chitarra di Luca Cervi, la fisarmonica di Franca Volpe. —