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Giuditta Sidoli, patriota e amante di Mazzini. Duecento anni fa il suo matrimonio da favola

Il Palazzo Notarile in cui vivevano i Sidoli a Reggio Emilia

Reggio Emilia, il 20 ottobre 1820 la giovane milanese figlia del barone Andrea Bellerio sposò in duomo il reggiano (rivoluzionario) Giovanni 

REGGIO EMILIA. Anche Reggio ha avuto il suo matrimonio da favola. La storia, affascinante, porta la data esatta di 200 anni fa: il 20 ottobre 1820, quando in duomo si celebrarono le nozze tra due bellissimi giovani: Giovanni Sidoli e Giuditta Bellerio conosciuta perché anni dopo divenne non solo amante di Giuseppe Mazzini, ma suo punto di riferimento per l’organizzazione dei movimenti rivoluzionari per l’Indipendenza come La Giovane Italia.

Giuditta Bellerio

Ma tutto nacque da quel matrimonio con Giovanni Sidoli che pur essendo combinato – tra l’altro lei aveva 16 anni e Giovanni 25 – fu un’unione cementata da una forte passione intellettuale che divenne poi un amore fortissimo. A volere questo matrimonio il padre di lui Bartolomeo duchista convinto e fervente reazionario.


Lei milanese, figlia del barone Andrea Bellerio, era stata educata in collegio e ne era uscita solo per sposare Giovanni.

IL LEGAME

Subito era contrariata, ma questo giovane montecchiese bello, ricco, dalla personalità carismatica le aprì il cuore e la conquistò: il loro legame si fondava su attrazione fisica, affinità spirituale, passione civile e impegno patriottico.

Giovanni infatti faceva parte della Carboneria in particolare della società segreta dei Sublimi Maestri Perfetti, costituitasi a Reggio con il nome dell’oratore greco Demade e il suo slancio era tale che anche suo padre benché non lo comprendesse lo guardava con affetto.

Giovanni Sidoli


LO STUDIO

Le vicende storiche legate al matrimonio tra Giuditta e Giovanni, alla luce di un approfondimento generale riguardante anche l’interessante figura del padre Bartolomeo Sidoli imprenditore lungimirante, sono da anni oggetto di uno studio, assiduo ed appassionato che diventerà una pubblicazione scritta e curata da Lorena Mussini (dirigente scolastica all’Istituto Comprensivo Don Dossetti di Cavriago, storica, collaboratrice di Istoreco e del Museo Cervi), dalla docente Luisa Bosi e da Maria Carla Terrachini Sidoli che ha messo a disposizione l’archivio della famiglia che discende da Antonio, fratello di Giovanni; con loro anche la ricercatrice Chiara Torcianti.

Quel matrimonio – racconta la Mussini – richiamò un pubblico folto e prestigioso con i rappresentanti delle famiglie reggiane più importanti e con Francesco IV Duca di Modena in persona: uomo terribile ed implacabile contro le idee d’indipendenza.

LA FUGA

I giovani trascorsero la luna di miele nella villa patronale a San Pellegrino ma il loro amore venne subito messo a dura prova dal coinvolgimento politico di Giovanni nei moti del 1821. Per questo fu costretto a fuggire in Svizzera, evitando l’arresto da parte della polizia estense.

Una sentenza dell’11 settembre 1822 del Tribunale Statario di Rubiera lo condannò a morte in contumacia. Fu proprio il padre ad essere avvisato del fatto che la polizia stava indagando su Giovanni.

«Devi scappare – disse Bartolomeo al figlio –. Ti aiuterò io, non lascerò che ti facciano del male e nemmeno che rovinino la vita tua e di tua moglie e del figlio che sta per nascervi».

Giuditta lo aveva raggiunse ma nel 1827 Giovanni si ammalò di tubercolosi e morì il 3 febbraio 1828 a Montpellier.

L’ESILIO

Giuditta, senza mai abbandonare i figli, portò avanti le idee rivoluzionarie del marito appoggiando i Moti del 1831 per i quali fu condannata all’esilio; così si trasferì a Marsiglia dove entrò in contatto con gli esiliati italiani, tra i quali Celeste Menotti, Giovan Battista Ruffini, Gustavo Modena e per l’appunti Giuseppe Mazzini. —