Vasco Brondi: «Cultura come anticorpo»

Intervista a Vasco Brondi stasera in piazza a Scandiano per sostenere gli operatori dello spettacolo 

SCANDIANO

Ha tenuto compagnia ai suoi fan durante il lockdown attraverso brevi incursioni social poi, quando le dirette Instagram sono diventate una costante, ha smesso con le stories, si è ritirato per conto suo e a giugno è tornato con “Talismani per tempi incerti”, tour che ha attraversato l’Italia e che si chiuderà questa sera in piazza Fiume a Scandiano. Si tratta di uno dei cinque concerti dedicati a sostenere “Gli Invisibili”, operatori dello spettacolo messi in seria difficoltà dall'emergenza sanitaria in atto. Il cantautore ferrarese Vasco Brondi durante i mesi più difficili dell’emergenza sanitaria, ha suonato dalla sua stanza, letto poesie, parlato di yoga e trasmesso coraggio ai suoi follower poi è tornato sul palco. Questa sera con lui si alterneranno ospiti, amici e colleghi che da anni accompagnano Brondi nel suo percorso personale e artistico; strade che spesso e volentieri si intrecciano. In attesa di vederlo sotto i riflettori reggiani, lo abbiamo intervistato per capire come ha vissuto questi ultimi mesi e come è stato tornare a incontrarsi dal vivo.


Com’è nata l’idea di questo tour e del suo nome?

«Sto portando in giro uno spettacolo che si chiama “Talismani per tempi incerti”. Ho pensato di condividere i miei talismani personali cioè di mischiare alle mie canzoni, poesie, scritti di filosofi, canzoni di altri. Tutti quegli autori a cui torno per avere una dose di incoraggiamento e chiarezza. La musica, l’arte, la letteratura nella nostra società sono considerate qualcosa di poco funzionale, di futile invece nei momenti di crisi si dimostrano un sostegno indispensabile. La cultura può essere un ulteriore anticorpo, le canzoni contribuiscono a rinforzare il sistema immunitario dell’anima. A me fanno guardare le cose per come sono, mi fanno aprire gli occhi anche nel buio. Lo spettacolo parla di questo».

Ha fatto tappa in posti magici, i concerti sono stati sempre un successo. Che sensazione ha provato tornando sul palco?

«Ho avuto la strana e rara sensazione di sentirmi capito. Sarà che dopo questo periodo siamo tutti più ricettivi e attenti. Si crea un’atmosfera molto intensa dovuta credo anche ai luoghi più intimi e spesso splendidi, come la Rocca Maggiore, in cui sto facendo questi concerti. Ville antiche, anfiteatri romani, un palco sull’acqua, uno su una collina. Con questo giro di concerti sto scoprendo un’Italia interna meravigliosa e credo che anche le persone che vengono al concerto si stiano godendo anche i viaggi di pochi chilometri per raggiungere questi posti in cerca di musica. Abbiamo fatto grande ricorso alla tecnologia ultimamente ma suonando in giro mi sono reso conto che la più grande tecnologia resta il 4D, le quattro dimensioni, essere nello stesso posto nello stesso momento. Incontrarsi. Rivedersi distanziati e attenti ma fuori dagli schermi in questi tempi incerti».

Come ha vissuto i mesi del lockdown?

«Dopo un momento di spaesamento sono proprio tornato alla musica e alla scrittura come facevo da ragazzino per fare passare i pomeriggi lunghissimi dell’inverno ferrarese e forse per capirci qualcosa di me e dell’universo. Mi sono trasferito anche a dormire in studio e mi sono messo a suonare, leggere, scrivere, ascoltare, meditare tutto il giorno. Come fosse un lungo rituale quotidiano. Appena finito la prima cosa che ho fatto è stata andare in bici sull’argine a fare cento chilometri, ogni tanto sedendomi a guardare il fiume passare con la gratitudine di non dare niente per scontato».

Sul palco oltre alla musica c’è spazio anche per letture scelte. Come seleziona i brani da leggere o recitare e perché li vuole condividere?

«Questo spettacolo è diventato una specie di celebrazione e omaggio dei miei maestri. Ho scelto canzoni, testi e poesie che sono state importanti per me. Negli ultimi anni ho studiato cose sullo yoga, sulla filosofia, sulla meditazione e si parla molto di maestri, mi sono accorto che anch’io avevo avuto i miei maestri solo che erano diversi, erano cantati e scrittori. Erano maestri con molti difetti, molti tormenti ma incredibilmente umani. E penso che la cosa più grande che hanno fatto per me è stato di darmi il coraggio di prendere la strada che nessuno mi indicava. Neanche loro. Alcuni poi li ho incontrati, li canto qui e li leggo sul palco».

Quella di Scandiano sarà l’ultima data di “Talismani per tempi incerti”, ci saranno tanti ospiti. Che serata sarà?

«In questa occasione alcuni dei miei talismani si materializzeranno lì con me sul palco. La serata inizierà con un concerto dei tre Allegri Ragazzi Morti, ho pensato subito a loro per la storia che ci lega e perché li ascoltavo molto prima che diventassimo amici. Sono stati uno dei primi concerti che ho visto nella mia vita, a Copparo, alla fine degli anni ’90. Dopo quel concerto Davide (Toffolo, ndr) mi ha fatto un disegno su “Mostri e Normali” e mi ha regalato la sua maschera ed è tutt’ora uno degli oggetti a cui sono più affezionato. Poi ci sarà Massimo Zamboni che più che un Talismano è per me una specie di stella polare che mi ha indicato una direzione da seguire. Ci sarà Francesco Bianconi, un’artista che ho sempre stimato e cantato tantissimo e con cui per la prima volta condividerò il palco. Ci sarà Claudia Durastanti, di cui durante il lockdown ho letto e amato il libro “La straniera”, e Margherita Vicario, che credo abbia un grande talento e la capacità rara di scrivere canzoni piene di dettagli e piene di vita. Per finire ci sarà Paolo Cognetti che in questi anni oltre che un talismano con i suoi libri, da “Sofia si veste sempre di nero” a “Le otto montagne”, è diventato anche un grande amico con cui condivido momenti di scrittura e di esplorazioni tra i sentieri di montagna e le strade di Milano».

Qualche tempo fa, parlando di progetti futuri, ha detto: “Il cantiere è sempre aperto”. Sta lavorando a un nuovo album?

«Sto lavorando a tante cose, tutte in mare aperto al momento. Finito questo giro di concerti cercherò di capirci qualcosa di più delle cose che sto facendo e delle direzioni che sto prendendo». —