La stagione estiva della Fondazione I Teatri parte da un concerto di Davide Cabassi

Reggio Emilia, mercoledì 1° luglio (ore 21.15) appuntamento con un grande pianista di origini reggiane: «Sono legato alle mie radici, al Po» 

REGGIO EMILIA. Doveva essere un appuntamento in stagione che poi è stato soppresso, causa chiusura per pandemia. Adesso al pianista Davide Cabassi spetta il compito di riaprire, mercoledì 1° luglio alle 21.30 con grande gioia di tutti, la programmazione de I Teatri “in edizione straordinaria” ai Chiostri di San Pietro, nell’ambito di Restate.

«La scelta per il programma è caduta su musiche a me molto care e incise più volte che raccontano storie fantastiche, lontane da situazioni tormentate – spiega Cabassi –. Questo decisamente accomuna le schumanniane Kinderszenen (“Scene infantili”) o il Carnaval di Schumann e Quadri di un’Esposizione di Musorgskij. Molteplici in questi brani sono i riferimenti all’infanzia ad un mondo fantastico nel quale ho sempre ricercato uno spirito fanciullesco e puro, non mediato da istanze culturali particolarmente complesse come la musica di Beethoven o la musica che non racconta una storia».


Chiude il programma la più rilevante delle composizioni per pianoforte di Musorgskij, i Quadri di un’esposizione, ispirati da una mostra del pittore Viktor Hartmann. In questo percorso ideale composto da dieci quadri collegati tra loro da una promenade, il pianoforte sembra racchiudere i colori di un’intera orchestra. «I Quadri – dice Cabassi – presentano un tipo di scrittura quasi selvaggia non ha una mediazione colta; esigono suoni concreti dall’anima fauvista o naif… mi viene in mente il nostro Ligabue…. L’orchestrazione di Ravel tende invece a edulcorare un materiale pianistico più vivido e grezzo».

Quanto ad Antonio Ligabue, Cabassi è legato in modo particolare all’artista e al suo mondo: «Mio padre Giuliano è nato a Reggio Emilia ed è cresciuto a Boretto. Poi si è trasferito a Milano per questioni di cuore. Ma io mi considero spiritualmente più reggiano che milanese; sono legato alle mie origini, al Po: un luogo che frequento quando posso con grande gioia».

Per quanto riguarda la carriera, Davide Cabassi ha avuto un decisivo exploit classificandosi Top-prize winner alla Van Cliburn International Piano Competition 2005.

«È successo quindici anni fa – racconta – ma l’esperienza ha cambiato la strada della mia carriera, aprendomi al mondo americano in quanto subito dopo ho tenuto più di cento concerti in 35 diversi stati. Questo concorso si può paragonare ai giochi olimpici per pianisti, l’esperienza è complicata soprattutto dal punto di vista emotivo per l’esposizione mediatica. Inoltre da quel concorso ho avuto un altro immenso regalo che è l’amicizia con il dedicatario del concorso, Harvey Lavan Cliburn».

Cliburn è noto per aver partecipato al primo Concorso internazionale Čajkovskij (a Mosca nel 1958) – la cui giuria era tra gli altri composta anche da giganti della tastiera quali Svjatoslav Richter ed Emil Gilels – e averlo vinto, divenendo una sorta di simbolo eroico agli occhi del blocco occidentale, soprattutto per i connazionali, nel contesto del confronto Usa-Urss svoltosi durante la Guerra fredda. «Tutte le volte che tornavo in America sono andato a trovarlo e trascorrevamo delle giornate a parlare e ascoltare musica. Una volta ho visto con lui il filmato dei concerti fatti subito dopo la sua vittoria a Mosca, in cui la giuria per farlo vincere è andata a chiedere il permesso a Kruscev.»

Nei mesi prossimi, Cabassi finirà d’incidere per Decca le Sonate di Beethoven; nel periodo di lockdown ha studiato molto ma come a molti artisti gli è mancato il momento del concerto dal vivo. «Mi auguro – conclude il pianista – che in futuro non ci siano intoppi: abbiamo vitale bisogno del pubblico; noi non esistiamo senza di esso». —