I capolavori di Ligabue tornano a splendere nel Salone dei Giganti con “Incompreso”

L’esposizione che riapre sabato dopo settimane di pausa comprende 22 dipinti, alcuni bronzi e un calco in terracotta 

GUALTIERI

Dopo settimane di pausa a seguito del lockdown, da sabato 6 giugno torna ad essere visitabile a Palazzo Bentivoglio la mostra “Incompreso. La vita di Antonio Ligabue attraverso le sue opere”, promossa dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue e dal Comune di Gualtieri. Per accompagnare l’uscita nelle sale del film “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti con la magistrale interpretazione di Elio Germano nei panni di Antonio Ligabue, premiata con l’Orso d’Argento alla Berlinale e con il Nastro dell’Anno 2020, l’esposizione è stata trasferita dalla Sala Giove al suggestivo Salone dei Giganti, uno spazio di rappresentanza interamente affrescato, le cui dimensioni monumentali garantiranno l’accesso del pubblico in totale sicurezza.


Il percorso della mostra, a cura di Sergio e Francesco Negri, comprende 22 dipinti, alcuni bronzi ed un calco in terracotta. Le opere, tutte provenienti da collezioni private, sono esposte in ordine cronologico, con suddivisione in periodi, per consentire al visitatore di osservare l’evoluzione dello stile, della tecnica, ma anche dei temi che cambiano con il passare del tempo. L’evoluzione nel tempo della tecnica di Ligabue conferma che “Toni” non può essere catalogato all’interno del mondo naif – come è stato fatto erroneamente per anni – che si caratterizza per la sua fissità. Ligabue, che per le sue peculiarità è invece per definizione un espressionista, corregge e migliora aspetti tecnici quali la prospettiva, ad esempio, attraverso un sapiente utilizzo del colore ed evolve qualitativamente la sua produzione.

«L’opera di Antonio Ligabue – spiega Sergio Negri – può essere suddivisa in tre periodi. Nel primo periodo (1927-1939) i colori sono molto tenui e diluiti. Sono usuali i temi legati alla vita agreste e le scene con animali feroci in atteggiamenti non eccessivamente aggressivi; pochissimi gli autoritratti. Il secondo periodo (1939-1952) è segnato dalla scoperta della materia grassa e corposa e da una rifinitura analitica di tutta la rappresentazione. Il terzo periodo (1952-1962) è la fase più prolifica. Il segno diventa vigoroso e continuo, al punto da stagliare nettamente l’immagine rispetto al resto della scena. È densa in quest’ultimo periodo la produzione di autoritratti, diversificati a seconda degli stati d’animo vissuti al momento dell’esecuzione».

Nel Salone dei Giganti sono presentati alcuni capolavori, come “Il serpentario” e “Aquila con volpe”, che ritraggono animali in movimento, “Castelli svizzeri”, che non veniva esposto a Gualtieri dagli anni Settanta, il celebre “Autoritratto con spaventapasseri” e “Diligenza con paesaggio”, un’opera inserita, così come altre presenti in mostra, nel film di Giorgio Diritti. Lo stesso regista aveva infatti raccontato a Francesco Negri, durante le riprese, di essere stato a Gualtieri nel 1975 e di essersi innamorato della ricerca di Ligabue dopo aver visto il dipinto intitolato “Diligenza con paesaggio”.

Ad arricchire ulteriormente l’esposizione, la presenza di documenti sulla vita dell’artista, la proiezione del film documentario di Raffaele Andreassi del 1961 e diverse foto risalenti agli anni Cinquanta, scattate dal reporter Walter Breveglieri, che ritraggono Ligabue alle prese con la sua inseparabile moto Guzzi.

IL TAGLIANDO DELLA GAZZETTA.

L’esposizione allestita nel Salone dei Giganti di Palazzo Bentivoglio è realizzata dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue, in collaborazione con Regione Emilia-Romagna e Fondazione Cassa di Risparmio di Reggio Emilia Pietro Manodori, con il contributo di Emilbanca (main sponsor), Padana Tubi e Coopservice. I soci della Fondazione – che dopo la grande antologica del 2015, intitolata “Ligabue, Gualtieri. Il ritorno”, è diventata il punto di riferimento in Italia per l’organizzazione di mostre temporanee dedicate all’artista – sono Emilbanca, Boorea, Landi Renzo e Comune di Gualtieri, che dispone di un nutrito patrimonio documentale sulla storia dell’artista nato in Svizzera.

La mostra “Incompreso. La vita di Ligabue attraverso le sue opere” è visitabile fino all’8 novembre, il sabato con orario dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19, e la domenica dalle 10 alle 19, con ultimo ingresso alle 18. In modo da rispondere a tutte le direttive regionali relative al contingentamento per il contrasto alla diffusione del Covid-19, l’organizzazione ha predisposto alcune misure di sicurezza: gli accessi dei visitatori saranno limitati ad un massimo di 20 persone ogni 45 minuti, con precedenza ai prenotati.

I biglietti avranno un costo di 5 euro (intero) o 3 euro (ridotto), e inoltre i lettori della Gazzetta avranno l’opportunità di entrare in due al prezzo di uno grazie allo speciale coupon che trovate qui a fianco e che dovrà essere presentato alla cassa. Per informazioni e prenotazioni è possibile telefonare ai numeri 0522-221853 e 349-2348333, o inviare una mail a info@museo-ligabue.it o consultare il sito internet www.museo-ligabue.it —