Un percorso di immagini per ripensare una città nuovamente da vivere

Reggio Emilia, al posto delle affissioni pubblicitarie le visioni di undici talenti under 35. Una grande installazione open air che parte dai Chiostri di San Domenico

REGGIO EMILIA. Tornare alla vita reale passando dai video e dalle immagini che ci hanno tenuto compagnia in questo lungo periodo di chiusura totale e riappropriarci della città attraverso una mostra fotografica all’aperto, è il segno distintivo della mostra fotografica “Spazio libero. Immagini per riabitare la città”, curata da Ilaria Campioli e Daniele De Luigi, che avrà inizio domenica 31 maggio per concludersi due settimane dopo.



La scelta

Una scelta assolutamente diversa dal passato anche per i luoghi e le modalità scelte su cui compariranno le circa 100 foto realizzate da undici giovani fotografi italiani: i maxi cartelloni pubblicitari (con dimensioni che vanno dai 6 metri per 3, ai più piccoli 1 per 1.40 metri) in questa fase poco utilizzati e presenti in undici luoghi della nostra città. Una mostra che sarà possibile visitare a piedi o in bicicletta e anche in momenti diversi, da soli o in compagnia per riflettere sulla quarantena che si è appena conclusa.



La presentazione

«È una mostra che per come si sviluppa rappresenta una modalità diversa dal passato di proporre cultura al di fuori dai luoghi consueti e che potrebbe diventare il modello a cui ispirarsi per eventi culturali in un futuro che ci vedrà ancora per diverso tempo fare i conti con il coronavirus e in cui evitare gli assembramenti di persone sarà l’imperativo», ha detto ieri il sindaco Luca Vecchi ai Chiostri di san Domenico nel presentare l’evento.

«Il Comune di Reggio ha scelto e non a caso la fotografia per riavviare il motore della cultura in città, riannodando il filo con Fotografia Europea 2020 che a causa dell’emergenza Covid è stata cancellata e in particolare con il progetto Giovane fotografia italiana iniziato nel 2012 per valorizzare i migliori talenti emergenti della fotografia contemporanea», è stata la premessa da cui sono partiti gli assessori Annalisa Rabitti e Raffaella Curioni per presentare gli scatti di undici fotografi italiani under 35 (tutti hanno partecipato in passato a Fotografia Europea) che raccontano il loro lockdown ma con uno sguardo proiettato decisamente al futuro. Sogni, incubi, natura, animali, famiglia, sono alcuni dei temi che gli autori hanno sviluppato in solitaria per quella che può diventare una riflessione collettiva sul periodo che ci siamo (forse) messi alle spalle.



Percorso e artisti

Il percorso (che è ad anello e quindi alla fine si tornerà al punto di partenza) prenderà il via non a caso dai Chiostri di San Domenico in via Dante dove sarà esposta la prima parte delle le opere dal titolo: “I miei sogni non rimangono a casa” di Luca Marianaccio che racconta la propria personale condizione di stress e tensione e i propri sogni nel periodo in cui è stato confinato in casa. La seconda tappa è via Matteotti che ospiterà i lavori di Emanuele Camerini, autore del progetto: “Nel vento”, in cui racconta le sensazioni e le attese del tempo sospeso della quarantena attraverso gli occhi del figlio Zeno.

Nella stessa area Irene Fenara con il progetto “Extraordinary Appearances”, propone una serie di scatti degli animali che in questo periodo si sono riappropriati del proprio spazio.

Sui cartelloni pubblicitari della circonvallazione saranno visibili il progetto “Waithood” di Domenico Camarda e “Dont’have much to say today” di Lorenza Demata.

Il primo attraversi i suoi scatti propone la quarantena come un periodo sospeso tra l’adolescenza e l’età adulta; il secondo che sarà collocato nell’area tra viale Timavo e piazzale Fiume ritraggono paesaggi domestici e cercano di restituire al visitatore la lentezza delle giornate trascorse in solitudine all’interno delle proprie abitazioni. Tommaso Claravino esporrà le proprie immagini sempre in circonvallazione nella zona fino all’incrocio con via Guasco e proporrà il progetto “Quarantine ballad”, nel quale attraverso i suoi scatti racconta una ballata campestre al tempo della quarantena nel basso Monferrato. Quest’ultimo progetto è stato pubblicato dal Washington Post che lo ha giudicato addirittura il migliore tra i progetti realizzati nel corso del lockdown.

Sul Lungo Crostolo saranno invece esposte le fotografie del fotografo reggiano (ma ormai di casa a Milano) Luca Massaro che con il progetto “Billboard Reggio Emilia” si è concentrato sullo spazio invisibile che separa la fotografia dalla sua didascalia e le immagini delle parole.

Sempre in circonvallazione proseguendo verso la caserma Zucchi, Martina Zanin con “Take care” propone una riflessione sul legame tra la natura e l’uomo.

In prossimità della caserma Zucchi Marina Caneve (premio per la Giovane Fotografia italiana 2018) con “The shape of water vanisches in water” utilizza le immagini per creare un parallelo tra il momento storico che stiamo vivendo e l’adolescenza e la ricerca dell’equilibrio di sé stessi con gli altri. Nella stessa zona ci sarà anche Iacopo Pasqui (vincitore di Fotografia Giovani 2019) con il progetto “Io comunque voglio lo stesso l’estate”, che proporrà immagini intime e forti una poesia ispirata alla quarantena.

A chiudere il percorso ad anello che racchiude la città in via Piave il collettivo fotografico romano Vaste programme proporrà il progetto “What coluor are you eyes” che interpreta l’identità e l’identificazione privata e pubblica.

Infine sotto il voltone di via Croce Bianca che collega piazza Casotti con piazza Prampolini, uno dei luoghi simbolici della città, saranno esposti anche se in dimensioni più piccole tutti quanti i progetti e le opere della mostra (in una sorta di puzzle) nel quale anche tutti i titoli in inglese dei progetti troveranno una loro concreta e visiva spiegazione. —