Lucia Sarzi e la sua Resistenza portata in giro sul palcoscenico

Attrice, partigiana e antifascista lanciava messaggi di ribellione e diffondeva libri vietati dal regime 

REGGIO EMILIA. Nella ricca letteratura legata alla Resistenza e alla lotta all’antifascismo, un posto di assoluto rilievo spetta a Lucia Sarzi la sorella maggiore di Otello, della storica famiglia di teatranti. Se ne parla poco e a torto in quanto la sua è una figura di donna incredibile, la cui esistenza dai contorni che ora paiono leggendari merita di essere sempre ricordata per l’assoluta modernità.

Il centenario


Noi lo facciamo in occasione dei cent’anni dalla nascita, parlandone con Laura Artioli autrice nel 2012 del libro “Ma il mito sono io” (ed. Aliberti) dove fa piena luce su questa donna “attrice, antifascista, resistente”. Fu l’Anpi nella persona di Maria Cervi, la figlia di Antenore “per debito di gratitudine” a chiedere alla Artioli di raccontare la storia di Lucia Sarzi. Quando Lucia già dal 1941 passava dai Campi Rossi, Maria era una bambina; tuttavia rimase subito colpita da questa ragazza piena di fascino perché parlava in un italiano perfetto.

La peculiarità

La sua era una presenza misteriosa perché era l’unica donna che parlava di politica con gli uomini. A partire da quegli anni per suo tramite il percorso dei Sarzi incrocia quello dei Cervi e le due famiglie vivono dal 1941 in stretta correlazione con gli eventi che condurranno all’epilogo tragico del dicembre 1943. «La gratitudine che intendeva Maria – spiega la Artioli – stava nel fatto che dopo la liberazione Lucia fu l’unica a narrarle la storia di quegli anni». Mossa da quelle parole e incoraggiata da una tesi realizzata nel 2000 da Maria Giovanna Vannini, la Artioli si addentra quindi nella vita di Lucia Sarzi e ne rimane folgorata quindi decide di raccontarla.

Un’attrice speciale

«Lucia prima di tutto era un’attrice e il suo mestiere è stato centrale nella sua figura di militante antifascista. Sta di fatto che senza di lei e senza il suo lavoro di sensibilizzazione fatto insieme ad Aldo Cervi la successiva lotta armata avrebbe incontrato molte difficoltà. Lei ha fatto la Resistenza prima che cominciasse… credo non abbia mai tenuto un’arma ma il contributo lo diede tra il ’40 e il 43 attraverso il teatro. Era nata in una famiglia di artisti girovaghi che si spostavano da un paese all’altro con un padiglione smontabile che faceva anche da abitazione; e questo permetteva loro di tenere i contatti tra persone che erano agli arresti e al confino».

Il messaggio

Donna di grande disinvoltura, spigliata e capace di cavarsela, era stata incaricata da un dirigente di Parma dell’allora partito comunista clandestino Luigi Porcari di ritessere le fila dell’antifascismo in particolare nel Reggiano e lo ha fatto attraverso il suo lavoro approfittando degli spettacoli.

Il teatro diventava strumento di formazione politica, prima di tutto attraverso i testi proposti in quanto i copioni spesso venivano “curvati” a seconda dei messaggi che volevano fare arrivare sotto traccia: enfatizzavano il conflitto tra bene e male stando dalla parte degli innocenti… quindi venivano lanciati in modo cifrato i messaggi di ribellione. Suo cavallo di battaglia era La Tosca (il testo di Sardou in quegli anni andava per la maggiore) ed era perfetta quando si scagliava contro Scarpia (che personificava il dittatore…) e si cimentava nella “maledizione” che tanto scuoteva gli animi degli antifascisti. Attraverso il teatro Lucia distribuiva dei volantini e siccome amava leggere, diffondeva libri vietati come la “Madre” di Gor’kji; inoltre portava la stampa clandestina coprendo una zona che andava da Milano alla Romagna e accompagnava nelle missioni personalità del partito comunista che venivano mandati in Emilia per diffondere il progetto; uno fra tutti: Giorgio Amendola».

Dopo la Liberazione

Dopo l’uccisione dei fratelli Cervi scappa a Casalbellotto (Cremona) ma viene arrestata e successivamente rilasciata; dopo la liberazione si stabilisce a Camposanto, in quanto suo marito Franco Berardinelli aveva vinto il concorso da maestro elementare. I Sarzi in quegli anni non avevano più niente poiché il loro teatro ambulante, depositato nel fienile di casa Cervi andò distrutto dall’incendio appiccato dagli assalitori durante l’arresto del 25 novembre. Lucia dunque pur non facendo la resistenza armata le venne riconosciuto il ruolo di “partigiana combattente” e morì giovane nel 1968.

Dopo il ’45 parlava pochissimo della sua “resistenza” e a chi le chiedeva il perché non avesse accettato di diventare dirigente del partito rispondeva: «La mia vita è un’altra… io volevo solo tornare al mio lavoro da donna libera… gli applausi li prendevo sul palco». —