Gherpelli, attore e agricoltore: «Prima la campagna poi il cinema»

Dal set all’azienda a Prato di Correggio: «Mi dedico alla ricerca di sementi più umane e non velenose» 

REGGIO EMILIA. Fiero, soddisfatto ma soprattutto assolutamente conquistato dalle due attività – attore e agricoltore – che porta avanti con successo e soprattutto nel modo che ha sempre voluto. Naturalmente di questi tempi per Andrea Gherpelli l’impegno di è spostato sulla seconda che riguarda i poderi di famiglia a Prato di Correggio, l’azienda agricola “Casavecchia” e lo spaccio “Natura maestra”. Ma ha appena fatto in tempo a festeggiare il successo del film su Ligabue “Volevo nascondermi” in cui recita a fianco di Elio Germano. «Come figlio di agricoltori di Prato alla quarta generazione, sono cresciuto con il lavoro della terra che a mia volta sono capace di lavorare. Anzi ho concretizzato una visione più personale dell’agricoltura volta a recuperarne l’antica purezza».

Qual è la verità?


«Se un prodotto non è digeribile, oggi si cerca la soluzione medica con la chimica, ma in passato se succedeva così, esso non veniva selezionato. Possedendo dei vecchi macchinari per pulire i semi ho messo insieme la collezione dei semi che mio nonno ereditò dal padre Giovita Gherpelli».

E la loro caratteristica?

«Non erano pensati per produrre quintali di prodotto ma furono tramandati per le peculiarità legate alla loro forza nutritiva e alla capacità di cavarsela da soli. Questo è un discorso come dire... pre-biologico».

Quindi oltre che attore è sempre stato anche contadino?

«Non ho mai smesso di fare il contadino. Da piccolo andavo sul trattore che mi piaceva da morire! Tra un impegno e l’altro ritornavo sempre a Prato per seminare a preparare la terra. In seguito mi sono dedicato appunto alla scoperta di sementi “più umane”».

Com’è nata l’idea?

«Mia madre aveva problemi di digestione parimenti dei colleghi ed io mi chiedevo: come mai l’agricoltura non è in grado di dare delle soluzioni, anzi produce dei veleni? Così mi sono messo a ricercare per eliminare quella barriera tra la conoscenza dei nonni e la conoscenza attuale».

Un esempio?

«Il grano “del miracolo”: una a spiga a grappolo alta come me che ho trovato all’associazione “Agricoltori custodi” di Parma che protegge le sementi locali e storiche; di questo grano infatti ne parlava anche Plinio. Poi il farro “monocco”: il farro più ancestrale il padre di tutti i cereali che gli storici fanno risalire a 12 mila anni fa. E ancora il grano matildico di Ciano detto “poulard” che secoli fa anche da noi veniva macinato ne mulino di Prato…Tutti prodotti che trasformo sotto forma di farine, pasta e biscotti che vendo».

Ma vivendo così in campagna com’è nata poi la passione per la recitazione

«È stato mio padre Romano a mettermi sul palcoscenico da bambino. Scriveva delle commedie era capocomico; a Capodanno nel teatrino parrocchiale di Prato organizzava la tradizionale commedia che ha segnato la prima volta come attore».

E adesso che è famoso come conciliare le due attività?

«Praticamente rinuncio ai film se la campagna chiama».

Dove la vedremo prossimamente?

«Nel film “Si muore solo da vivi”, poi per Rai2 ho lavorato a “L’alligatore” (serie di 4 puntate) di Daniele Vicari e “Il silenzio dell’acqua 2” sempre 4 puntate per Canale 5».

Com’è stata l’esperienza del film su Ligabue presentato a Berlino?

«Magnifica. È una storia viscerale che appartiene a tutti. Interpreto un personaggio reale: lo scultore Andrea Mozzari, l’unico che è stato sempre a fianco di Ligabue e che, quando è spirato, ha realizzato il calco del suo posto sulla lapide».

Come sta vivendo questi giorni?

«Rifletto moltissimo. Paradossalmente la realtà ci sta spingendo a creare nuove connessione tra le persone; a riaprire gli occhi oltre il giardino e trovare le materia prime vicino a casa. Anche la mia azienda ha aderito all’appello del sindaco di Correggio che ha pubblicato sul sito e anche Facebook la lista dei negozi che fanno consegna a domicilio per impedire concretamente gli spostamenti e così adesso sono… contadino a domicilio». —

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