L’amore di Avraham e Ayala Aviel nella mini-serie “La guerra è finita”

La storia della coppia scampata ai nazisti sarà fra quelle raccontate nel film reggiano della Palomar



Storie d’amore, storie di guerra. Ci sono anche diverse tracce reggiane in “La guerra è finita”, la miniserie televisiva che debutterà lunedì 13 gennaio su Rai Uno. Il lavoro, diretto da Michele Soavi, si snoda in quattro puntate e racconta la vicenda dei bimbi di Sciesopoli, giovanissimi ebrei che l’Olocausto e la guerra avevano reso orfani e che a Selvino, nelle Alpi bergamasche, trovarono un primo rifugio.


“La Guerra è finita”, che vede come protagonisti Michele Riondino e Isabella Ragonese, è stata girata in buona parte in terra reggiana, nei campi di concentramento ricostruiti dalla produzione Palomar a Sabbione, nel centro storico cittadino e a San Donnino di Casalgrande, nella bellissima Villa Spalletti. Ma vi è anche un altro legame, collegato ai Viaggi della Memoria e al lavoro dell’istituto storico Istoreco.

Nel decennio ormai alle porte Reggio ha ospitato in diverse occasioni due bambini di Selvino, Avraham e Ayala Aviel, marito e moglie che proprio a Sciesopoli si erano incrociati la prima volta per poi ritrovarsi a Cipro e infine in Israele. Avraham Aviel ha parlato più volte agli studenti del Viaggio della Memoria diretti ad Auschwit-Birkenau e a Terezin, raccontando la sua incredibile esperienza.

Nato in un villaggio ebraico polacco, in quella che oggi è Bielorussia, ha visto la sua intera famiglia uccisa o dai nazisti, durante le fucilazioni di massa della prima fase della Soluzione finale, o dai partigiani bianchi polacchi, da sempre antisemiti.

Giovanissimo, ha combattuto con i partigiani sovietici operando come traduttore prima di cercare una fuga verso quella che riteneva la Terra promessa, Israele. Al termine di un lunghissimo viaggio a piedi per l’Europa, respinto più volte alle varie frontiere, è arrivato in Italia e lì ha incontrato i componenti milanesi del Cln, il comitato di liberazione nazionale, e della Brigata ebraica che aveva partecipato al conflitto con gli alleati.

Da loro è stato accompagnato a Selvino, un paese sulle Alpi sopra Bergamo, dove si trova una colonia per bambini costruita in epoca fascista e appunto utilizzata nel primo dopoguerra come orfanotrofio per bimbi ebrei sopravvissuti alla Shoah. Al Selvino, nella struttura chiamata Sciesopoli, Avraham ha passato diversi mesi prima di partire per Israele, dove è giunto pochi mesi prima della guerra del 1948. Fra le altre piccole ospiti di Selvino, una bimba di nome Ayala, che Avraham ha poi re-incontrato a Cipro, dove la nave di migranti ebrei era stata bloccata dalle truppe inglesi, e poi ha sposato in Israele.

Nel mezzo altre guerre e altre battaglie, combattute anche da Ayala, e la testimonianza al processo Eichmann come uno dei pochissimi superstiti alla fase delle fucilazioni che ha portato alla morte di oltre un milione di persone. Sino al 2016 la coppia non era mai tornata al Selvino.

Quattro anni fa, complice la chiamata di Istoreco per una testimonianza, i coniugi Aviel e le loro figlie sono stati accompagnati sino al paesino bergamasco da una delegazione di Istoreco, in un momento segnato da grande commozione e dagli onori ufficiali che il Comune di Selvino ha riservato ai due.

Erano gli anni in cui – grazie agli sforzi di tanti ricercatori – si tornava a parlare della vicenda del Selvino, di quella prova di solidarietà che coinvolse ebrei e non ebrei, militanti politici e cittadini comuni, per aiutare ragazze e ragazzi che avevano letteralmente perso tutto. La storia di Ayala non era meno cupa di quella del marito, unica superstite fra le tre sorelle, mandate in treno in Germania dalla famiglia a meno di dieci anni, nel tentativo disperato di fingersi polacche cattoliche e non ebree.

Una vicenda che mette insieme la cosiddetta Storia con la S maiuscola e un incroci di amori, passioni e voglia di vivere dall’enorme impatto emotivo, a cui Reggio ha dato un bel contributo. Sciesopoli porta con sé decine di narrazioni simili, e proprio da lì è partita l’ispirazione per la “Guerra è Finita”. La serie mette al centro Davide (Michele Riondino), un ex ingegnere partigiano, alla ricerca disperata del figlio Daniele.

Non lo troverà, ma si imbatterà in tanti altri orfani ebrei senza famiglia e senza una casa. Assieme a Ben, un ex ufficiale della Brigata Ebraica, e a Giulia (interpretata da Isabella Ragonese) proverà a trovar loro una sistemazione sulle Alpi, a Selvino. —



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