Ligabue infiamma le fiere di Reggio Emilia nel concerto per pochi intimi dello Start Tour

Credit Jarno Iotti

Il rocker di Correggio sul palco per le esclusive prove generali alla presenza di un centinaio di amici storici e di giornalisti  

REGGIO EMILIA.  «Che poi, non sono neppure state prove...». Lo dice sorridente Luciano Ligabue, prima di scendere dal palco, dopo due ore e un quarto di musica e canzoni. Un concerto da stadio per pochi intimi. Tanto surreale quanto appagante.

In realtà quelle che sabato sera alle Fiere dovevano essere prove generali, senza pubblico a parte i giornalisti e un’abbondante manciata degli amici storici del Liga, si sono incarnate in un vero e proprio concerto. Quello che sarà proposto nello “Start tour 2019” in partenza venerdì da Bari, con una scaletta di 22 canzoni, tra canzoni dell’ultimo album e immancabili successi del passato più o meno recente, che diventano oltre trenta se si contano gli “assaggi” di due medley destinati, in questo tour, a fare la differenza.



Cuore e tecnologia

Da una parte uno spettacolo dalla tecnologia avanzatissima. Dall’altra, probabilmente il concerto più intimo, dove Luciano si racconta senza mediazioni. Buttando il cuore oltre l’ostacolo e parlando d’amore, di sentimenti e di emozioni. È del resto la scia tracciata dal suo ultimo album “Start”, che dà il titolo al tour. Una partenza, o meglio una ripartenza, sotto il segno dell’amicizia (quella per gli amici di sempre ma anche quella per i fan), della condivisione, dell’amore. È tutto dedicato agli amici di sempre, sì proprio quelli per i quali sabato Luciano ha fatto riservare un centinaio dei sedie gialle davanti al palco (accanto a quelle rosse per i giornalisti) il brano “Ancora noi”, secondo in scaletta, mentre sono tutte per la moglie le parole di “Luci d’America” e “Mai dire mai” che troviamo superata la metà del concerto.

Lo spettacolo

Una scaletta, quella seguita sabato, che potrà subire alcune modifiche ma la cui struttura, proprio perché pensata nei minimi dettagli, funziona già alla perfezione. Tre fondamentalmente le parti del concerto contraddistinte da distinti approcci multimediali e dal diverso tipo di immagini che scorrono sugli schermi.

Jeans, maglietta nera, giubbotto di pelle. Con la divisa d’ordinanza (anche se non è il look ufficiale del tour) Luciano Ligabue arriva sul maxi palco insieme alla band. Un palco mastodontico che strizza l’occhio al cinema grazie al suo record di luci e a ben sette maxischermi su due dei quali, a impianto acceso, spiccano due immense L, come Luciano Ligabue ma anche come due 7 rovesciati, il numero del Liga. Dall’altra parte del palco, a una sessantina di metri, gli applausi ci sono, il calore anche, ma quanto deve mancare al Liga il suo pubblico solo lui in questo momento può sentirlo. Eppure si parte, e la voglia di stare sul palco è quella di sempre. Così come il volto di Luciano, più serio all’inizio, via via più disteso e spesso sorridente.

È con “Polvere di stelle”, uno dei brani più gettonati dell’ultimo album, che si rompe il ghiaccio semmai ce ne fosse bisogno. E poi un’altra new entry, “Ancora noi”, per continuare con “A modo tuo”. Quindi un crescendo che parte da “Si viene e si va” seguita da “Quella che non sei” e “Balliamo sul mondo”. È tutto pronto per il primo medley in cui Luciano, solo con la sua chitarra, ci fa tornare indietro nel tempo con assaggi di “L’amore conta”, “Sogni di rock’n’rol”, Il giorno di dolore che uno ha”, “Tu sei lei” e “Un colpo all’anima”. Finito il medlay si torna a ballare con “Bambolina e Barracuda” per poi passare a una delle canzoni musicalmente più hard di “Start”: è “La cattiva compagnia” descritta sugli schermi da immagini psichedeliche che fanno da didascalia a un pezzo forte e incisivo. Ma è un attimo e si torna indietro con “Non è tempo per noi”, “Marlon Brando è sempre lui”, e poi i nuovi ma già conosciutissimi brani che non a caso devono essere ascoltati l’uno dopo l’altro, senza distrazioni, “Luci d’America” e “Mai dire mai”. Ed ecco uno dei momenti destinati a fare la differenza.

Il medley rock

Due le passerelle laterali al palco. Su quella più lunga, quella che entra “dentro” il pubblico, si trasferisce tutta quanta la band, batteria compresa, con un sempre più irresistibile Fede Poggipollini. E parte, occhi negli occhi, quel medley rock che farà impazzire i fan degli stadi come è accaduto (nel “nostro” piccolo) sabato sera. Da “Vivo morto o X” a “Il meglio deve ancora venire” attraverso “Il giorno dei giorni”, “L’odore del sesso”, “I ragazzi sono in giro”, “Libera Nos a Malo”.

Sotto il palco

Ultimi fuochi, e che fuochi. Al medley rock segue un altro dei nuovi brani “Vita morte e miracoli”: ad accompagnarlo, tra le immagini che scorrono sui monitor, anche un parto in primissimo piano («un’immagine cruda ma anche naturale – spiegherà Luciano nel post concerto – e se c’è un piccolo shock non mi dispiace»), e ancora “Niente paura”, “Certe notti”, “A che ora è la fine del mondo”, “Tra palco e realtà”. E adesso... ci sarebbero i bis. «E va bene – ci incita rassegnato il Liga – dite bis».

Detto fatto. E tutti sotto il palco a ballare “Certe donne brillano”, “Piccola stella senza cielo” e “Urlando contro il cielo”. Il grande pubblico mancava, noi ci abbiamo provato, e magari Luciano si è anche divertito. —