Calzificio Block: un’epopea di donne tra lotte e scioperi

Conferenza-spettacolo sabato ai Musei Civici. L’ex operaia Piera Vitali: «Tante conquiste sono partite da lì» 

REGGIO EMILIA  Terzo appuntamento di “Quante rose a coprire quell’abisso… Ritratti al femminile per rileggere la storia di Reggio Emilia fra Otto e Novecento”, un progetto di Public History a cura di Lorena Mussini. Nel portico dei marmi dei Musei Civici, oggi alle 16.30, è in programma la conferenza-spettacolo “Calzificio Bloch, una fabbrica al femminile: storia di Maria Montanari, Piera Vitale e delle altre”. A introdurre l’incontro sarà proprio Lorena Mussini con una lezione storico memoriale. A seguire le testimonianze di vita vissuta e canti di lotta di fabbrica. Infine verranno proiettati alcuni contributi audiovisivi a cura della regista e videomaker Gisella Gaspari. Tra questi ci saranno quello di Maria Montanari, staffetta partigiana ed ex operaia del calzificio, ora novantasettenne, e quello di Piera Vitali, che ha lavorato alla Bloch dal 1968 al 1978.

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«Avevo diciott’anni quando sono entrata in fabbrica – racconta Piera –e sono state grandi donne come Maria Montanari a trasmetterci quei valori che portiamo avanti ancor oggi. Ci hanno insegnato che la lotta per i diritti era fondamentale, ma altrettanto importante era il dovere del lavoro. Erano gli anni dell’emancipazione, dell’autonomia e dell’identità femminile».

Una lunga storia quella del calzificio Bloch. Lo stabile esisteva già dal 1910, grazie a Menada. Poi divenne Setificio Nazionale e poi ancora Manifatture Maglierie Milano. Infine nel dopoguerra fu acquistato dal gruppo Bloch. «Due sono state le tappe importanti – continua l’ex operai – la prima nel 1956, quando, per produrre le nuove calze senza cuciture, arrivarono le macchine circolari e molti telaisti dovettero lottare per non perdere il lavoro. La seconda invece nel 1964, in pieno fermento sindacale, quando Bloch annunciò un centinaio di licenziamenti».



Un lungo cammino fatto di lotte e di scioperi, un percorso sempre teso a rivendicare diritti dentro anche fuori dalla fabbrica. «A Reggio Emilia c’era un’altissima percentuale di donne occupate, soprattutto nel settore tessile. E la Bloch, in questo senso, era all’avanguardia: tante conquiste sono partite proprio da lì». Soprattutto per quanto riguarda la tutela delle donne lavoratrici: negli anni Settanta arriva finalmente il distacco per la maternità e l’allattamento. Allo stesso tempo nascono i primi consigli di fabbrica, in cui i delegati venivano scelti direttamente dai lavoratori e non erano più un’emanazione diretta del sindacato. E Piera Vitale ha ricoperto proprio questo ruolo nel 1971, quando viene scelta come delegata di reparto iscritta alla Cgil. Quattro anni dopo però si prospetta un’altra crisi: con l’avvento dei collant a cinquecento lire arrivano nuovi licenziamenti e nuove proteste. Finché nel 1978 lo stabilimento si vede costretto a chiudere.

«Occupammo la fabbrica – ricorda Piera – con grande solidarietà da parte della città e con il sostegno di artisti come Lucio Dalla e Dario Fo. Ma quasi nessuno rimase senza lavoro: grazie ai sindacati molte di noi finirono tra i metalmeccanici, altre nelle cooperative, altre ancora nelle cantine sociali». Quella del calzificio Bloch è «un’epopea di donne», come l’ha definita la giornalista reggiana Stefania Cigarini, che a questa storia ha dedicato la sua tesi, in parte pubblicata anche su “Ricerche Storiche” di Istoreco. L’evento è a ingresso libero ed è promosso dall’istituto storico Parri, istituto Cervi, Istoreco e Musei Civici, in collaborazione con Antonio Canovi di Eutopia e con il coordinamento donne Anpi Reggio Emilia e fa parte della Rassegna 365 Giorni Donna. —